Mercati ai massimi sull’accordo USA-Iran: petrolio giù del 12%, Bitcoin oltre i 67.000 dollari
L'intesa annunciata il 14 giugno ha innescato una reazione a catena: indici azionari ai record da Wall Street a Tokyo, petrolio in forte calo e criptovalute in rialzo. Poi l'attenzione è tornata sulla Federal Reserve.
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L’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran annunciato il 14 giugno ha innescato una reazione a catena sui mercati globali: il petrolio è sceso di oltre il 12%, il Dow Jones ha toccato un nuovo record, l’indice europeo STOXX 600 ha segnato un massimo storico e il Bitcoin ha brevemente superato i 67.000 dollari. È quanto riporta l’outlet specializzato BeInCrypto, in linea con quanto rilevato da più testate finanziarie nella stessa giornata.
Secondo la fonte, l’intesa prevede un cessate il fuoco immediato, la rimozione del blocco navale statunitense sui porti iraniani e la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La firma formale dell’accordo è attesa in Svizzera il 19 giugno.
La reazione dei mercati azionari
Il petrolio è passato da circa 87 a circa 76 dollari al barile dopo l’annuncio. Il Dow Jones è salito dello 0,64% il 16 giugno, a un nuovo record sopra quota 52.000, mentre lo STOXX 600 europeo ha toccato il massimo storico di 639,20 punti. Ancora più marcato il movimento in Giappone: il Nikkei 225 ha guadagnato il 4,99% nella giornata dell’accordo, chiudendo a un record di 69.317 punti, per poi superare brevemente i 70.000 nella seduta successiva, per la prima volta nella storia dell’indice.
Negli Stati Uniti, l’S&P 500 ha guadagnato l’1,6% e il Nasdaq il 2,87% nella prima giornata, salvo poi ripiegare nella seduta seguente, complici i dubbi sui tempi di riapertura dello Stretto di Hormuz e l’avvicinarsi della riunione della Federal Reserve. Il Dow ha invece mantenuto i guadagni, sostenuto dai titoli industriali e dei consumi, tra i principali beneficiari del calo dei costi energetici.
Criptovalute in rialzo, poi l’attenzione torna alla Fed
Il mercato delle criptovalute ha aggiunto il 3,6% al culmine del rally, portando la capitalizzazione complessiva a 2.300 miliardi di dollari. Il Bitcoin ha superato i 67.000 dollari e gli ETF spot sul Bitcoin hanno registrato afflussi per 85,8 milioni di dollari, segnale del ritorno della domanda istituzionale nel più ampio movimento di propensione al rischio.
La logica del rialzo, osserva la fonte, è la stessa per azioni e cripto: un petrolio più basso allenta le pressioni sull’inflazione e riapre lo spazio per tagli dei tassi. Con la riunione della Federal Reserve tornata al centro dell’attenzione, gli investitori restano ora concentrati sulle prossime mosse di politica monetaria.
