Gap raddoppia gli utili e vola in Borsa, ma il vero motore è un rimborso sui dazi
Il colosso di Old Navy e Banana Republic batte le stime e i mercati lo premiano. Ma buona parte del profitto record arriva da una restituzione una tantum sui dazi: ecco cosa guardare davvero.
Foto: Mathias Reding / Pexels
Jeans, felpe, gli scaffali di Old Navy: Gap è uno di quei marchi che quasi tutti hanno avuto nell’armadio almeno una volta. Venerdì il titolo del gruppo americano è schizzato in Borsa di circa il 14%, dopo che la società ha comunicato per il secondo trimestre fiscale un utile netto più che raddoppiato: 501 milioni di dollari, contro i 216 milioni dello stesso periodo dell’anno prima. Sulla carta, una rinascita. Ma il numero che conta per chi investe è un altro.
Partiamo dai dati grezzi. L’utile per azione è salito a 1,38 dollari, dai 57 centesimi di un anno fa, mentre i ricavi sono scesi del 2% a 3,65 miliardi, leggermente sotto le attese degli analisti (circa 3,69 miliardi). Le vendite comparabili dell’intero gruppo sono calate dell’1%. Eppure Wall Street ha festeggiato, perché l’utile rettificato di 0,52 dollari ad azione ha battuto il consenso, fermo attorno a 0,48-0,49.
Qui arriva il punto pro-utente. Di quell’1,38 dollari di utile contabile, ben 0,86 dollari arrivano da un evento una tantum: un rimborso sui dazi legato alla normativa americana IEEPA. In pratica Gap ha registrato una rettifica da 417 milioni di dollari ai costi del venduto, incassando 95 milioni di rimborsi (più 5 di interessi) già nel trimestre, con il resto atteso nei prossimi mesi. Depurato da questo regalo, l’utile rettificato è in realtà sceso: 0,52 dollari contro i 0,57 dell’anno prima. Il profitto operativo vero, insomma, non è cresciuto: è arretrato.
Sotto il cofano c’è poi una storia a due velocità. Il marchio storico Gap corre (vendite +9%) e Banana Republic tiene (comparabili +3%), ma la vera locomotiva del gruppo, Old Navy, arranca con vendite comparabili in calo del 4%, e Athleta continua a franare (-12%). Non a caso l’azienda ha appena nominato un nuovo amministratore delegato per Old Navy, Michael Francis, in carica dal 2 novembre. È lo stesso schema visto di recente con Abercrombie, i cui conti erano stati gonfiati da un analogo rimborso sui dazi destinato a non ripetersi.
La stessa società invita alla prudenza. Gap ha limato la stima sui ricavi dell’intero anno, ora attesi in crescita dell’1-1,5% (contro l’1-2% precedente), proprio per la frenata di Old Navy, pur alzando la guidance sull’utile rettificato a 2,35-2,45 dollari grazie ai margini migliori. I dazi restano un vento contrario strutturale e il consumatore americano compra con il freno a mano. Nel frattempo il gruppo ha restituito 726 milioni agli azionisti da inizio anno tra dividendi e riacquisti.
La lezione è quella di sempre: un titolo che vola del 14% su un utile «record» merita una seconda lettura. Il rilancio del marchio Gap è reale e incoraggiante, ma il salto del profitto è in buona parte un effetto contabile che svanirà. Cosa guardare adesso: se la ripresa del marchio-bandiera reggerà anche senza la spinta dei rimborsi, e soprattutto se il nuovo capo di Old Navy riuscirà a rimettere in moto il pezzo più grande dell’azienda.
FontiGap Inc. (comunicato ufficiale)SEC – Gap Inc. Form 8-K FY2026CNBC
