Kroger batte gli utili ma vende quasi zero in più: il carrello USA lancia un allarme
Il colosso dei supermercati americani supera le stime sui profitti ma taglia le previsioni di vendita: le comparabili crescono solo dello 0,2%. Un segnale su quanto sono sotto pressione le famiglie.
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Il posto dove milioni di famiglie riempiono il carrello ogni settimana è anche un termometro preciso di come va l’economia. E l’ultimo dato di Kroger, il colosso dei supermercati americani, è di quelli che fanno riflettere: le vendite a parità di negozi, esclusi i carburanti, sono cresciute appena dello 0,2%, contro il +3,4% dello stesso trimestre di un anno fa. Un quasi-zero. La società ha battuto le stime sugli utili, ma ha tagliato le previsioni di vendita per l’anno e il titolo è sceso.
Nel dettaglio: nel secondo trimestre fiscale (chiuso il 15 agosto) l’utile per azione rettificato è stato di 1,09 dollari, sopra il consenso di circa 1,06, con ricavi totali a 34,6 miliardi. L’utile GAAP è salito a 1,05 dollari per azione dai 0,91 dell’anno prima. Ma la doccia fredda è nella guidance: Kroger ha abbassato la stima di crescita delle vendite comparabili per il 2026 a un intervallo dello 0,2%-0,8%, dal precedente 1%-2%. Risultato: le azioni hanno perso circa il 2,6% in avvio di seduta venerdì, intorno ai 55 dollari.
Perché conta per chi non ha nemmeno un’azione Kroger in portafoglio? Perché la fotografia è chiara: l’azienda guadagna di più, ma non riesce a vendere di più. Il management ha spiegato che i clienti restano sotto pressione e comprano “più per necessità”, spostandosi sull’essenziale e sui prodotti a marchio proprio. Quando il gigante della spesa quotidiana segnala un consumatore così prudente, è un segnale sullo stato di salute reale delle famiglie, non un dettaglio contabile.
Come si fa allora ad alzare i profitti vendendo praticamente uguale? Con i margini: e-commerce in crescita di circa il 20%, la pubblicità digitale (Kroger Precision Marketing) con profitti su di circa il 24%, farmacia e taglio dei costi. È la stessa “lezione” vista di recente con Signet, che ha alzato gli utili senza vendere di più, e con Casey’s, promossa sui conti ma bocciata dal mercato. Quando la crescita arriva dall’efficienza e non dalla domanda, gli investitori diventano diffidenti.
Attenzione però a non leggere il calo del titolo come una condanna. Kroger ha confermato la guidance sull’utile per azione rettificato (5,10-5,30 dollari) e resta una macchina da cassa difensiva. Ma i pesi sui ricavi non mancano: un focolaio di Cyclospora che ha colpito le vendite di ortofrutta e l’impatto dell’Inflation Reduction Act sui ricavi della farmacia. E c’è la partita dell’acquisizione da 1,65 miliardi di Giant Eagle da digerire. Se i ricavi restano piatti, prima o poi anche la crescita degli utili tirata dai margini trova un limite.
Cosa guardare adesso: non tanto l’utile del prossimo trimestre, quanto se le vendite comparabili tornano a muoversi. È quello il vero indicatore per capire se il consumatore americano — e con lui l’intero settore dei consumi — sta ripartendo o continua a stringere la cinghia. Il resto, per ora, è ingegneria dei margini.
FontiGrocery DiveYahoo Finance – Kroger Q2 2026 Earnings CallQuartz
