iPhone 18 Pro parte forte (e costa di più), ma su Apple la festa è già nel prezzo
Code agli store e domanda oltre le attese per il nuovo iPhone Pro, più caro del modello precedente. Ma il titolo Apple è già ai massimi storici: ecco cosa rischia chi compra ora.
Foto: Deane Bayas / Pexels
Venerdì mattina, fuori dagli Apple Store di mezzo mondo, si sono riformate le code del giorno del lancio. È arrivato l’iPhone 18 Pro, e quest’anno la mossa di Apple è netta: niente modello base economico, solo dispositivi di fascia alta. Il Pro parte da 1.199 dollari per la versione da 256GB, il Pro Max da 1.299: circa cento dollari in più del modello dell’anno scorso. Tradotto: chi vuole il nuovo iPhone, quest’anno paga di più. E, a giudicare dai primi segnali, lo fa volentieri.
I dati raccolti dagli analisti nei primi giorni raccontano una domanda più forte del previsto. I tempi di consegna medi globali per l’iPhone 18 Pro si aggirano intorno ai 14 giorni, contro i 18 dell’iPhone 17 Pro nello stesso momento un anno fa; per il Pro Max l’attesa è salita a circa 18 giorni, dai 25 del predecessore. Un veterano dell’analisi su Apple, Gene Munster, ha calcolato attese fino a 2,6 settimane in otto Paesi già a tre giorni dai preordini: storicamente, un segnale favorevole. Il dettaglio più interessante per chi investe è un altro: i clienti scelgono in prevalenza i modelli e i tagli di memoria più costosi.
Ed è qui la lezione. Apple non vende più solo telefoni: vende un marchio così forte da poter alzare i prezzi e spostare i clienti verso l’alto senza spaventarli. È la stessa logica che ha reso l’azienda una macchina da margini. Per te, come consumatore, significa una cosa semplice: il prossimo iPhone costerà quasi certamente di più, e l’offerta è costruita per invogliarti a spendere ancora di più in memoria e accessori. Non è un caso, è strategia.
Il rincaro, peraltro, non nasce solo dal marketing. I costi dei componenti stanno salendo, a partire dalla memoria, spinta dalla corsa all’intelligenza artificiale: è lo stesso vento che ha fatto volare in Borsa i produttori di chip di memoria, con un effetto a catena che finisce dritto nel prezzo dei dispositivi che compriamo. Intanto Apple guarda già oltre: il mese prossimo è atteso il primo iPhone pieghevole, la vera scommessa sul lungo periodo.
Attenzione però a trasformare l’entusiasmo da lancio in una scommessa affrettata sul titolo. Le azioni Apple hanno chiuso venerdì poco sotto i 336 dollari, a ridosso dei massimi storici, dopo una corsa che ha portato la capitalizzazione verso i 5.000 miliardi e il rapporto prezzo/utili intorno a 38: multipli che scontano già molte buone notizie. La stessa CNBC ha parlato di segnali di domanda “misti” e di un lancio che mette alla prova la tenuta della fascia premium proprio dopo una grande cavalcata in Borsa. È il classico caso in cui il rischio non è che l’iPhone venda male, ma che il buon andamento sia già tutto nel prezzo.
Il vecchio adagio “compra sui rumori, vendi sulla notizia” nasce proprio per momenti come questo. Le code fuori dagli store fanno notizia, ma per chi investe conta ciò che verrà dopo l’effetto novità: se la domanda regge oltre le prime settimane, quanto pesano i telefoni più cari sui margini e come partirà il pieghevole. Da guardare adesso, più delle file, sono i numeri della prossima trimestrale.
