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Banche centrali in modalità falco: la Fed di Warsh ferma, la BCE rialza ancora

La Federal Reserve guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh lascia i tassi invariati ma sposta in avanti i tagli; la BCE alza di 25 punti base. Sullo sfondo, l'inflazione che non molla la presa.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 25 Giu 2026 Lettura 1 min VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.

Foto: Виктор Соломоник / Pexels

Le due principali banche centrali occidentali hanno scelto la fermezza. Nella riunione del 17 giugno la Federal Reserve ha lasciato il costo del denaro nell’intervallo 3,50%-3,75%, nella prima decisione presieduta dal nuovo numero uno Kevin Warsh. La pausa, tuttavia, è arrivata con un messaggio tutt’altro che accomodante.

La Fed sposta in avanti i tagli

Il nuovo quadro delle proiezioni (il cosiddetto dot plot) ha cancellato l’indicazione di un taglio entro l’anno, rinviando ogni riduzione al 2027-2028. La mediana è salita al 3,8%, una revisione netta verso l’alto rispetto al 3,4% di marzo. Il Comitato si è mostrato diviso: otto membri vedono tassi invariati per il resto dell’anno, nove ne ipotizzano almeno un rialzo e uno soltanto un taglio. Dietro la svolta, il riconoscimento di un’inflazione più persistente del previsto.

La BCE torna ad alzare

Sul fronte europeo, l’11 giugno il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi è salito al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%, con effetto dal 17 giugno. Tra le motivazioni, le pressioni inflazionistiche alimentate dalle tensioni in Medio Oriente.

Oggi il banco di prova

Il quadro restrittivo trova oggi un test importante: la pubblicazione dell’indice PCE di maggio negli Stati Uniti, parametro di inflazione preferito dalla Fed, atteso in rialzo dello 0,5% su base mensile. Un valore in linea o superiore alle attese darebbe ulteriore sostegno alla linea dei falchi su entrambe le sponde dell’Atlantico.

FontiFederal Reserve · BCE · CNBC

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Scritto da

Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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