Banche centrali in modalità falco: la Fed di Warsh ferma, la BCE rialza ancora
La Federal Reserve guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh lascia i tassi invariati ma sposta in avanti i tagli; la BCE alza di 25 punti base. Sullo sfondo, l'inflazione che non molla la presa.
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Le due principali banche centrali occidentali hanno scelto la fermezza. Nella riunione del 17 giugno la Federal Reserve ha lasciato il costo del denaro nell’intervallo 3,50%-3,75%, nella prima decisione presieduta dal nuovo numero uno Kevin Warsh. La pausa, tuttavia, è arrivata con un messaggio tutt’altro che accomodante.
La Fed sposta in avanti i tagli
Il nuovo quadro delle proiezioni (il cosiddetto dot plot) ha cancellato l’indicazione di un taglio entro l’anno, rinviando ogni riduzione al 2027-2028. La mediana è salita al 3,8%, una revisione netta verso l’alto rispetto al 3,4% di marzo. Il Comitato si è mostrato diviso: otto membri vedono tassi invariati per il resto dell’anno, nove ne ipotizzano almeno un rialzo e uno soltanto un taglio. Dietro la svolta, il riconoscimento di un’inflazione più persistente del previsto.
La BCE torna ad alzare
Sul fronte europeo, l’11 giugno il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha aumentato di 25 punti base i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi è salito al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%, con effetto dal 17 giugno. Tra le motivazioni, le pressioni inflazionistiche alimentate dalle tensioni in Medio Oriente.
Oggi il banco di prova
Il quadro restrittivo trova oggi un test importante: la pubblicazione dell’indice PCE di maggio negli Stati Uniti, parametro di inflazione preferito dalla Fed, atteso in rialzo dello 0,5% su base mensile. Un valore in linea o superiore alle attese darebbe ulteriore sostegno alla linea dei falchi su entrambe le sponde dell’Atlantico.
FontiFederal Reserve · BCE · CNBC
