Inflazione USA al 4,1%: il dato PCE allontana i tagli della Fed
Il deflatore PCE, l'indicatore d'inflazione preferito dalla Federal Reserve, è salito al 4,1% annuo: il massimo da aprile 2023. Il dato core resta al 3,4%. Wall Street reagisce in ordine sparso — Nasdaq giù sui tecnologici, Dow in rialzo — mentre i tagli dei tassi si allontanano.
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L’inflazione americana torna a far paura. Il deflatore PCE — l’indice dei prezzi al consumo che la Federal Reserve guarda con più attenzione — è salito al 4,1% annuo, il livello più alto da aprile 2023. Un dato che raffredda di colpo le speranze di un imminente taglio dei tassi.
Nel dettaglio: l’indice headline è cresciuto dello 0,4% su base mensile, portando il tendenziale al 4,1%. La componente core, depurata da energia e alimentari — quella che la banca centrale considera più affidabile per la tendenza di fondo — è salita dello 0,3% nel mese e resta al 3,4% annuo, ben sopra l’obiettivo del 2%.
La reazione dei mercati
Wall Street reagisce in ordine sparso, con una netta rotazione. Il Nasdaq arretra, appesantito dai tecnologici e dai semiconduttori; lo S&P 500 chiude poco mosso; in controtendenza il Dow Jones e il Russell 2000 delle piccole capitalizzazioni. Il copione è chiaro: i capitali lasciano la crescita più cara e si spostano su titoli value e difensivi.
Nello stesso giorno l’oro è tornato sopra i 4.000 dollari l’oncia: il classico riflesso da bene rifugio quando l’inflazione resta alta e l’incertezza sui tassi aumenta.
Tech sotto pressione
Sul comparto tecnologico pesa anche una crescente prudenza sulle valutazioni elevate dopo mesi di corsa legata all’intelligenza artificiale. A raffreddare il sentiment hanno contribuito le indiscrezioni su un possibile rinvio al 2027 della quotazione in Borsa di OpenAI e i timori sui costi crescenti dell’AI. Gli investitori iniziano a chiedersi se i prezzi pagati per il settore siano ancora giustificati.
Perché conta il PCE
È l’indice d’inflazione che la Federal Reserve usa come riferimento per il suo obiettivo del 2%, preferito al più noto CPI perché tiene conto di come cambiano nel tempo le abitudini di spesa delle famiglie. Un valore headline al 4,1% e un core al 3,4% dicono che la banca centrale è ancora lontana dal traguardo: difficile, in questo quadro, che il costo del denaro — dai mutui ai prestiti alle imprese — scenda nel breve periodo.
Cosa aspettarsi ora
Un’inflazione ostinata spinge la Fed verso un atteggiamento higher for longer: tassi fermi su livelli elevati più a lungo del previsto. Per i mercati significa condizioni più dure per i titoli growth e un freno alle valutazioni. I prossimi riferimenti saranno la riunione della Federal Reserve e i dati sul mercato del lavoro USA.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I mercati possono muoversi in entrambe le direzioni e le performance passate non sono indicative di quelle future.
FontiBureau of Economic Analysis — PCE Price Index · CNBC — Economy · Charles Schwab — Stock Market Update · Yahoo Finance — Stock Market News Jun 26
