Meta vola in Borsa perché spende meno per l’AI: cosa cambia per i tuoi ETF
Meta ha chiuso la miglior settimana da inizio 2024 non perché spende di più nell'AI, ma perché ha spiegato come spendere meglio. La lezione per chi ha ETF sul Nasdaq.
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Ogni giorno miliardi di persone aprono WhatsApp, Instagram e Facebook senza pensarci un secondo. Dietro quelle app c’è Meta, che a Wall Street ha appena messo a segno la miglior settimana da inizio 2024, con un rialzo di oltre il 14%. Il motivo, però, non è un nuovo social o più pubblicità: è il modo in cui l’azienda ha deciso di spendere — meno del previsto — per l’intelligenza artificiale. Ed è una notizia che riguarda da vicino chi ha dei risparmi investiti.
Solo venerdì il titolo è salito di quasi il 6%, chiudendo poco sotto i 670 dollari, e negli ultimi dieci giorni di contrattazione ha guadagnato circa il 22%. La scintilla è un report di Bank of America: secondo un memo interno visionato da Reuters, Meta sta costruendo un chip proprietario — nome in codice Iris, in produzione da settembre — per alimentare la potenza di calcolo che punta a portare fino a 14 gigawatt entro il 2027. L’analista Justin Post ha scritto che l’azienda potrebbe aver ottenuto un costo per unità di calcolo “ben al di sotto” delle attese di Wall Street.
Qui c’è la lezione per chi investe. Fino a pochi mesi fa il mercato puniva le Big Tech che annunciavano spese record sull’AI: ad aprile, quando Meta alzò le stime di investimenti fino a 145 miliardi di dollari per il 2026, il titolo perse il 7% in una sola seduta. Oggi la stessa montagna di soldi viene premiata, perché l’azienda ha finalmente spiegato come intende spenderla meglio. Il messaggio è chiaro: non conta più chi mette sul piatto di più, ma chi spende in modo più efficiente.
È un cambio di clima che raccontiamo da settimane. Amazon si è appena indebitata per 25 miliardi di dollari per finanziare i suoi data center, e non a caso Meta vuole ora sfidarla proprio nel cloud, rivendendo la potenza di calcolo in eccesso. Il conto resta salato anche perché la corsa all’AI ha fatto esplodere il prezzo dei chip di memoria, che Meta acquista a peso d’oro da fornitori come Samsung e SanDisk. La società di ricerca indipendente SemiAnalysis, intanto, ha promosso a pieni voti la svolta di Mark Zuckerberg, arrivata dopo il flop del modello Llama 4 dello scorso anno.
Attenzione, però, a non farsi travolgere dall’entusiasmo. Il titolo ha già corso molto — oltre il 20% in dieci sedute — e le stime sui risparmi arrivano da un singolo analista, su un memo non ufficiale. La spesa, inoltre, resta comunque monstre: 145 miliardi in un anno sono soldi veri, e per ora i nuovi business su cui punta l’azienda, dal cloud all’AI a pagamento, devono ancora dimostrare di trasformarsi in utili. Salire sul carro dopo una settimana da record è spesso il modo migliore per comprare al prezzo più alto.
Il vero banco di prova sarà la prossima trimestrale, quando Meta dirà se e di quanto alzerà ancora le stime di spesa e, soprattutto, quanti ricavi quella spesa inizia a portare a casa. Per chi ha in portafoglio un ETF sul Nasdaq o sull’S&P 500, dove Meta pesa parecchio, è il numero da guardare più di ogni titolo urlato in prima pagina.
