L’azienda italiana che possiede AOL e WeTransfer vola a Wall Street: +40% al debutto
Bending Spoons, gruppo di Milano che possiede AOL, Vimeo, WeTransfer ed Evernote, ha debuttato sul Nasdaq con un balzo del 40%: ecco perché conta anche per chi investe da casa.
Foto: Gupta Sahil / Pexels
Se hai mai spedito un file pesante con WeTransfer, caricato un video su Vimeo o preso appunti su Evernote, hai già avuto a che fare con un’azienda di Milano che quasi nessuno in Italia conosce. Si chiama Bending Spoons e al suo debutto sul Nasdaq le sue azioni sono salite di circa il 40% in un solo giorno, chiudendo a 40,50 dollari contro un prezzo di collocamento di 29 dollari.
I numeri dell’operazione sono importanti. La quotazione ha raccolto circa 1,68 miliardi di dollari, di cui poco più di 950 milioni finiti direttamente nelle casse dell’azienda. Al termine della prima seduta la società valeva intorno ai 25,7 miliardi di dollari: più del doppio degli 11 miliardi a cui era stata valutata nel round privato dell’ottobre 2025. Sul fronte dei conti, nel primo trimestre Bending Spoons ha dichiarato ricavi per 601 milioni di dollari (erano 249 un anno prima) e un utile netto di circa 27 milioni, dopo una perdita nello stesso periodo del 2025.
Perché dovrebbe interessarti? Perché è il raro caso di una società tecnologica italiana che sbarca a Wall Street da protagonista, e perché il suo modello è l’opposto della moda del momento. Mentre tutti inseguono l’intelligenza artificiale, Bending Spoons fa qualcosa di più antico e concreto: compra a prezzi bassi marchi digitali celebri ma trascurati, ne taglia i costi e li rende profittevoli. È la prova che, anche in Borsa, la disciplina finanziaria può valere quanto l’ultima parola d’ordine tecnologica.
La strategia è quella del “compra e sistema”. Nata nel 2013 come una piccola app di diari, oggi l’azienda guidata dall’amministratore delegato Luca Ferrari controlla un portafoglio di oltre cinquanta prodotti: oltre a WeTransfer, Vimeo ed Evernote ci sono Eventbrite, Meetup e, dallo scorso anno, la storica AOL. Insieme, questi servizi contano centinaia di milioni di utenti attivi ogni mese e diversi milioni di clienti paganti: una base enorme su cui lavorare per aumentare ricavi e margini.
Attenzione però a non farsi travolgere dall’entusiasmo del primo giorno. Un balzo del 40% al debutto racconta l’euforia degli investitori, non il valore “giusto” di un titolo: nelle sedute successive l’azione ha già restituito parte del guadagno. Il modello basato su acquisizioni finanziate anche con debito è poco indulgente se anche solo uno dei marchi inciampa, e restano da monitorare la scadenza del lock-up (quando i vecchi soci potranno vendere) e la prima acquisizione da società quotata. Per il piccolo investitore la lezione è semplice: un esordio scintillante non equivale a una scommessa sicura.
Non è una raccomandazione: è informazione verificata, utile a capire cosa muove i mercati.
