Starbucks torna a correre: vendite +7,9% e titolo su, ma il prezzo resta caro
Il colosso del caffè batte le stime, alza le stime per l'anno e il titolo vola nel dopo-mercato. Il rilancio funziona davvero, ma la valutazione chiede già molto.
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Il caffè che milioni di persone comprano ogni mattina è tornato a fare cassa come non accadeva da tempo. Nella trimestrale diffusa mercoledì sera a mercati americani chiusi, Starbucks ha riportato vendite comparabili globali in crescita del 7,9%, ben oltre il +5,7% atteso dagli analisti. È il quarto trimestre di fila con vendite in aumento, e per il titolo è arrivata la ricompensa: nel dopo-mercato è balzato fino al 9%, toccando i massimi delle ultime 52 settimane.
I numeri raccontano una macchina che si è rimessa in moto. L’utile per azione rettificato è stato di 0,85 dollari, contro attese ferme intorno a 0,65, in salita di circa il 70% su un anno prima. I ricavi si sono attestati a 9,3 miliardi di dollari, sopra le stime ma in calo dell’1% per la cessione del controllo delle attività cinesi, confluite in una joint venture. L’utile netto è salito dell’87% a circa un miliardo. E la società ha alzato le stime: utile per azione atteso ora a 2,55-2,65 dollari, dai precedenti 2,25-2,45.
Perché conta per chi guarda ai propri risparmi? Perché la crescita è arrivata soprattutto dalle persone, non solo dai listini. In Nord America le vendite comparabili sono salite dell’8,1%, con il traffico nei locali in aumento del 4,5% e lo scontrino medio più alto del 3,5%. Tradotto: più clienti che entrano più spesso, e che pagano di più aggiungendo latte, sciroppi e cibo. È il tipo di crescita più solida, quella che nasce dalla domanda reale e non da semplici rincari di prezzo.
Dietro c’è il piano “Back to Starbucks” dell’amministratore delegato Brian Niccol, che ha rimesso al centro servizio veloce, locali più accoglienti e menù ripulito dai prodotti meno amati. Un anno fa la catena perdeva clienti verso rivali più giovani; oggi il marchio è tornato a tirare. È la stessa lezione vista in questa stagione di trimestrali con altri grandi marchi di consumo: quando la fedeltà del cliente regge, i conti tornano anche senza cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale, come ha mostrato Coca-Cola battendo Wall Street sul terreno dei consumi difensivi.
Qui però scatta la cautela, quella che al piccolo investitore conviene non dimenticare. Prima della trimestrale il titolo trattava già a un rapporto prezzo/utili vicino a 45, un multiplo che di fatto sconta un rilancio quasi completato: molto è già nel prezzo, e inseguire un balzo del 9% nel dopo-mercato significa spesso comprare sull’entusiasmo. Da qui in avanti i confronti con i trimestri deboli dell’anno scorso diventano più duri, quindi i ritmi di crescita potrebbero naturalmente raffreddarsi. Restano poi il nodo cinese ancora in transizione e un dividendo con un tasso di distribuzione elevato.
Cosa guardare adesso: se nei prossimi trimestri il traffico nei locali continuerà a salire e i margini a espandersi, la storia del rilancio avrà solide gambe. Ma a queste valutazioni il mercato pretende esecuzione impeccabile: il bello di Starbucks è che il caffè lo si può gustare senza fretta, e lo stesso vale per la sua azione.
