Walmart batte le stime e alza il tiro, ma in Borsa perde il 7%: ecco perché
Il colosso degli scaffali americani ha superato le attese su utili e ricavi e ha rialzato la guidance annuale. Eppure il titolo è crollato: la vera storia è nascosta in un solo numero.
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C’è un’azienda dove finiscono una fetta enorme della spesa alimentare e degli acquisti quotidiani degli americani, e questa mattina ha aperto i suoi conti. Walmart, il più grande retailer del mondo, ha comunicato risultati trimestrali migliori delle attese e ha persino rialzato le previsioni per l’intero anno. La reazione? Il titolo è arrivato a perdere oltre il 7% in premarket, scivolando sotto i 106 dollari. Un paradosso solo apparente, che racconta molto su come funziona davvero la Borsa.
Partiamo dai numeri, perché sono buoni. Walmart ha riportato ricavi in crescita del 5,9% nel secondo trimestre fiscale, a 187,9 miliardi di dollari, con le vendite e-commerce in aumento del 23% a livello globale. Sul fronte utili, l’EPS rettificato si è attestato a 0,81 dollari, sopra gli 0,74 attesi dagli analisti. E la società ha alzato la guidance: per l’intero anno fiscale 2027 Walmart ha rivisto al rialzo la stima di utile per azione rettificato a 2,80-2,87 dollari, dal precedente intervallo di 2,75-2,85 dollari.
Dov’è allora il problema? In un unico dato. Le vendite comparabili negli Stati Uniti sono cresciute del 2,6%, meno del +3,5% che Wall Street si aspettava. Ecco la lezione per chi investe: quando un titolo viaggia su valutazioni elevate, il mercato non premia i risultati assoluti, ma il confronto con le aspettative. Walmart ha “battuto” gli utili ma ha “mancato” la crescita organica USA, e agli occhi degli investitori conta più il secondo dato. È il classico caso in cui i conti buoni non bastano perché il prezzo scontava già la perfezione.
È lo stesso copione che abbiamo visto pochi giorni fa con un altro gigante degli sconti, TJX, che ha superato le attese e alzato le stime ma è comunque sceso in Borsa. Il filo conduttore è il consumatore americano: prudente, attento al prezzo, che riempie il carrello ma con più cautela. Non a caso i dati sui consumi al dettaglio negli Stati Uniti raccontano una spesa che rallenta, e Walmart — termometro della classe media — lo conferma.
Serve poi equilibrio nel giudizio. Una parte del miglioramento dei margini è legata a fattori una tantum: il tasso di profitto lordo è aumentato di 96 punti base, sostenuto principalmente dai rimborsi sui dazi. E la valutazione resta il vero nodo: chi compra oggi paga circa 40 volte gli utili per un’azienda che su ogni dollaro di ricavi ne trattiene appena poco più di tre centesimi. È il multiplo di un titolo tecnologico ad alta crescita, non di un supermercato. Sul trimestre in corso, inoltre, la società prevede una crescita delle vendite più contenuta, tra il 3,0% e il 3,75%.
Cosa guardare adesso: il terzo trimestre coprirà il ritorno a scuola e l’avvio della stagione natalizia, i due banchi di prova del portafoglio delle famiglie. La scommessa di Walmart è trasformarsi da catena di negozi a piattaforma tech, tra e-commerce, pubblicità e abbonamenti. Finché il mercato le riconosce quel multiplo, ogni frazione di punto sulle vendite USA peserà più di un intero miliardo di utili.
