Alibaba raccoglie 10 miliardi per l’AI e in Borsa perde il 10%: ecco perché
Il colosso cinese emette azioni per 10,2 miliardi di dollari da destinare all'intelligenza artificiale. Ma il titolo crolla: ecco cosa significa la diluizione per chi investe.
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Raccogliere miliardi per correre sull’intelligenza artificiale doveva essere una buona notizia. Il mercato l’ha letta al contrario: Alibaba ha lanciato un collocamento di azioni da 10,2 miliardi di dollari per finanziare i suoi investimenti nell’AI, e a Hong Kong il titolo è arrivato a perdere fino al 10%. Un paradosso solo apparente, che nasconde una lezione preziosa per chi ha in portafoglio azioni di aziende impegnate nella corsa all’AI.
Il gruppo cinese emette 710 milioni di nuove azioni a 112,70 dollari di Hong Kong, con uno sconto di circa il 3,6% rispetto all’ultima chiusura. Si tratta del più grande aumento di capitale mai realizzato da una società quotata a Hong Kong, e del terzo al mondo quest’anno dopo le operazioni di Alphabet e Intel. Alibaba userà il 100% dei proventi per rafforzare le sue capacità AI “full stack”, inclusa l’espansione dell’infrastruttura. Non è un dettaglio: l’annuncio arriva pochi giorni dopo una trimestrale in cui l’utile è crollato del 75% mentre la spesa in conto capitale saliva del 75%, a 67,7 miliardi di yuan.
Perché allora il titolo scende? La risposta è la parola chiave che ogni piccolo investitore dovrebbe conoscere: diluizione. La vendita di 710 milioni di azioni equivale al 3,6% del capitale allargato. In pratica, chi già possedeva le azioni si ritrova con una fetta più piccola della stessa torta. Gli investitori si sono concentrati proprio su questo, oltre che sui rischi di esecuzione: come ha sintetizzato un gestore, un collocamento di questo tipo è una notizia negativa nel breve perché diluisce gli interessi degli azionisti. Un aumento di capitale non è mai “denaro gratis”.
Il caso Alibaba è la fotocopia cinese di un fenomeno globale. I quattro grandi hyperscaler americani – Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta – dovrebbero spendere insieme circa 725 miliardi di dollari in investimenti nel 2026, in larga parte legati a data center, chip e cloud. È lo stesso copione che sta drogando la domanda di memoria e semiconduttori (ne abbiamo parlato con Micron e il rincaro della RAM) e che sta mettendo alla prova i conti di chi finanzia l’infrastruttura a debito, come nel crollo di CoreWeave. La domanda di fondo è sempre la stessa: quando arrivano i ritorni? Alibaba sostiene di aver anticipato a due anni e mezzo, da tre, il tempo di rientro degli investimenti in AI.
Attenzione però a non leggere tutto in negativo. Il collocamento ha raccolto ordini per 28 miliardi di dollari, quasi tre volte l’offerta, con la partecipazione di fondi sovrani e investitori di lungo periodo. Lo stesso presidente Joe Tsai ha comprato 720.000 azioni a Hong Kong, un segnale di fiducia. Anche BofA riconosce che la diluizione pesa sul sentiment nell’immediato, ma resta ottimista citando la guidance del cloud e il miglioramento dell’economia degli investimenti. Non manca lo scetticismo: c’è chi ricorda che il DNA di Alibaba è nell’e-commerce, non nella tecnologia di frontiera, e teme che il gruppo possa essere superato dai rivali nell’innovazione.
Il collocamento dovrebbe chiudersi il 26 agosto. Da qui in avanti, il punto per chi guarda al titolo non è l’entusiasmo sull’AI, ma un numero molto più concreto: i margini di Alibaba Cloud e la capacità di trasformare la montagna di capex in profitti reali. Finché quella prova non arriva, ogni nuovo miliardo raccolto resterà una scommessa che gli azionisti pagano oggi, sperando in un ritorno domani.
