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L’oro vola verso i 4.600 dollari: cosa spinge la corsa (e perché non inseguirla)

Il metallo giallo torna a correre: +5% in una settimana, spinto dai timori sul debito USA e da un dollaro più debole. Ma resta lontano dal record di gennaio: ecco cosa guardare.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 23 Ago 2026 · 22:05 Lettura 3 min VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.

Foto: yun zhu / Pexels

Il lingotto nel cassetto, la collana della nonna, la fede di famiglia: pochi asset parlano agli italiani come l’oro. E in questi giorni il termometro è tornato a salire. Venerdì il prezzo dell’oro ha spinto oltre i 4.600 dollari l’oncia, il livello più alto da metà maggio, chiudendo una settimana in rialzo di circa il 5%. Dopo mesi di calma piatta, il metallo giallo è di nuovo protagonista, e non per caso.

I numeri raccontano una corsa vera: solo ad agosto l’oro ha guadagnato oltre l’11%, il miglior mese da gennaio, e nell’ultimo anno segna un progresso di circa il 36%. Con una precisazione importante, che serve a non perdere la testa: siamo ancora sotto il record assoluto di 5.589 dollari toccato il 28 gennaio 2026. In altre parole, l’oro rimbalza, ma resta quasi il 18% sotto il suo massimo storico.

Perché questo scatto proprio ora? La miccia è arrivata dal debito americano. Il Tesoro USA ha aumentato a sorpresa i riacquisti di titoli a lunga scadenza, una mossa letta dai mercati come un tentativo di tenere a bada i rendimenti, che ha però acceso i timori sulla sostenibilità dei conti pubblici e indebolito il dollaro. Quando la fiducia nella carta-moneta e nel debito vacilla, l’oro torna a fare il suo mestiere di riserva di valore. Per chi ha risparmi, è il classico promemoria: il metallo non distribuisce cedole né dividendi, ma serve proprio come assicurazione quando tutto il resto scricchiola.

Sotto la corsa dei prezzi c’è però una spinta più strutturale. Le banche centrali hanno comprato un record di 288,9 tonnellate d’oro nel secondo trimestre, in aumento di circa il 62% sull’anno prima, con Polonia e Cina in testa, e hanno continuato ad accumulare anche mentre il prezzo scendeva. È il segno di una diffidenza di lungo periodo verso il dollaro. A tenere alta la tensione c’è poi l’appuntamento della settimana: il simposio di Jackson Hole, con il primo, attesissimo discorso del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh venerdì, mentre i mercati stimano circa una probabilità su tre di un rialzo dei tassi a settembre. Non è un dettaglio: proprio i rendimenti a lungo termine in salita hanno già scosso altri angoli del mercato, come i titoli dell’AI a debito che hanno pagato caro il conto degli interessi.

Qui scatta la cautela dovuta al lettore. Chi guarda solo il grafico dell’ultima settimana rischia di inseguire il rialzo nel momento sbagliato. L’oro non è affatto un porto tranquillo: all’inizio del 2026, dopo il record di gennaio, ha subito il peggior trimestre da oltre un decennio, bruciando in poche settimane una fetta importante dei guadagni. Le stesse forze che oggi lo sostengono possono invertirsi in fretta: se Warsh dovesse suonare più duro del previsto e le probabilità di un rialzo dei tassi salissero, i rendimenti reali più alti toglierebbero smalto a un asset che, di suo, non paga nulla.

La lezione, allora, non è “comprare oro adesso”, ma capire cosa muove davvero il prezzo. Nei prossimi giorni gli occhi sono tutti su Jackson Hole e sul dato dell’inflazione PCE in uscita venerdì: due appuntamenti che possono confermare la corsa o spegnerla di colpo. L’oro brilla di nuovo, ma il momento di massimo entusiasmo è spesso quello in cui conviene fare le domande più scomode.

FontiForbesTrading EconomicsWorld Gold CouncilCNBC

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Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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