Costco, tutti amano il magazzino: ma il titolo vale davvero 48 volte gli utili?
Giovedì Costco riporta i conti annuali. L'azienda è una macchina quasi perfetta, ma per chi vuole comprare il titolo il conto è salato: ecco cosa guardare.
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C’è un rito che milioni di famiglie conoscono bene: il carrello gigante, i pacchi formato famiglia, la tessera da rinnovare ogni anno. Costco è il tempio dello shopping all’ingrosso, e giovedì 24 settembre, a mercati USA chiusi, alzerà il velo sui conti dell’ultimo trimestre dell’anno fiscale 2026. Wall Street si aspetta ricavi per 94,85 miliardi di dollari, in crescita di circa il 10%. Ma la vera domanda per chi investe non è se l’azienda vada bene: è quanto stai pagando per possederne un pezzo.
Partiamo dai numeri attesi. Gli analisti stimano un utile per azione rettificato di 6,55 dollari, in aumento di circa il 12% sull’anno prima, e Costco ha eguagliato o battuto le stime negli ultimi cinque trimestri. Sull’intero esercizio, chiuso il 30 agosto, il gruppo ha già dichiarato vendite nette per 297,3 miliardi, oltre il 10% in più. Un modello di business quasi noioso nella sua efficacia: la maggior parte del profitto arriva dalle quote associative, con tassi di rinnovo vicini al 90%. La merce, di fatto, è venduta quasi a costo.
Ed è qui che scatta la lezione per il piccolo investitore. Un’azienda eccellente non è automaticamente un buon affare in Borsa: dipende dal prezzo. Oggi Costco tratta intorno a 48 volte gli utili correnti e circa 42-44 volte quelli attesi. Per capirci: la media del settore dei beni di consumo di base viaggia sotto le 30 volte. Stai pagando il doppio della concorrenza per un titolo che cresce a ritmo solido, sì, ma pur sempre a doppia cifra bassa, non da azienda tecnologica esplosiva.
È lo stesso tranello che abbiamo visto altrove. Amare un marchio non basta a rendere conveniente la sua azione, come raccontavamo a proposito di McDonald’s e del suo marchio d’oro che da solo non regge più le vendite, e come vale per Apple, dove la festa è ormai già scontata nel prezzo. Il mercato lo sta già ricordando a Costco: il titolo, che a maggio aveva toccato il massimo storico oltre 1.090 dollari, ha chiuso venerdì a circa 895, in calo di quasi il 18% dai picchi.
Attenzione, però, a non ribaltare il ragionamento nell’eccesso opposto. Gli analisti restano in larga parte positivi: UBS mantiene un obiettivo a 1.275 dollari, Oppenheimer a 1.160, Bank of America ha limato a 1.095 ma conferma il giudizio d’acquisto. Le vendite comparabili crescono, il che segnala che i clienti continuano a spingere il carrello anche quando i consumi generali vacillano. Non tutto è oro, però: un analista di Oppenheimer avverte che i conti potrebbero deludere una volta scorporati alcuni rimborsi legati ai dazi, e segnala che il consenso sull’utile rappresenta più uno scenario ottimistico che una base sicura.
Cosa guardare, quindi, giovedì sera? Non solo il titolone su ricavi e utili, ma le vendite comparabili, i margini sotto la pressione dei costi e ogni parola sui rinnovi delle tessere: sono loro il vero motore. E soprattutto, tieni a mente la distanza tra la qualità dell’azienda e il prezzo del biglietto per salirci. Con una valutazione così tirata, anche una trimestrale buona può non bastare a far ripartire il titolo: al mercato, spesso, il buono non basta se si aspettava l’eccellente.
