AutoZone si è ‘mangiata’ 9 azioni su 10: il trucco che gonfia gli utili (e i rischi)
Il colosso americano dei ricambi auto riporta i conti martedì. La sua arma non sono le vendite, ma un riacquisto di azioni che dura dal 1998: ecco perché riguarda chi investe.
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C’è un gesto che milioni di automobilisti conoscono bene: rimandare l’acquisto della macchina nuova e tenere in vita quella vecchia con un ricambio, le pastiglie dei freni, una batteria. È il pane quotidiano di AutoZone, il colosso americano dei pezzi di ricambio che martedì 22 settembre, prima dell’apertura di Wall Street, pubblica i conti dell’ultimo trimestre. Ma la vera arma della società non è sullo scaffale: dal 1998 ha ricomprato e cancellato quasi il 90% delle proprie azioni, un macinino da decine di miliardi di dollari che gira ancora oggi.
Gli analisti si aspettano un utile per azione intorno ai 54 dollari su ricavi vicini a 6,7 miliardi. Numeri che arrivano dopo un trimestre già solido: tre mesi fa AutoZone aveva riportato un utile per azione di 38,07 dollari, in crescita dai 35,36 dell’anno prima, con le vendite a parità di negozi salite del 4,1% negli Stati Uniti. Nulla di esplosivo, ma una macchina che gira.
Ed è qui la lezione per chi investe. Quando un’azienda ricompra le proprie azioni riduce il numero di titoli sul mercato: lo stesso utile va diviso tra meno azionisti e l’utile “per azione” sale anche senza vendere un bullone in più. AutoZone ha spinto questa strategia all’estremo, tagliando il numero di azioni del 6-8% all’anno per oltre vent’anni. È il motivo per cui il titolo, mai frazionato, è tra i più cari di tutta Wall Street.
C’è poi un secondo motivo per cui la storia tocca il risparmiatore: AutoZone è un titolo “difensivo”. Quando i portafogli si stringono, la gente non compra l’auto nuova, la ripara. Nell’ultimo trimestre le vendite fai-da-te sono cresciute del 2,2% e quelle ai meccanici professionisti del 10,4%. In una stagione di trimestrali in cui ogni conto viene letto come un termometro dell’economia — come abbiamo visto con FedEx, il barometro dei consumi — un dato robusto qui direbbe che l’americano medio tira la cinghia.
Attenzione però a non innamorarsi del meccanismo. I riacquisti gonfiano l’utile per azione, ma non creano crescita vera: se le vendite rallentano, il trucco contabile prima o poi si vede. Nell’ultimo trimestre il margine lordo è già sceso al 52,2%, in calo di 57 punti base. E c’è la trappola classica delle trimestrali: un conto può battere le attese e vedere comunque il titolo scendere, come è già capitato ad altri gruppi che avevano superato le stime. Con un titolo così caro, il mercato perdona pochi passi falsi.
Cosa guardare domani, allora: non solo l’utile per azione — quello lo sostiene comunque il riacquisto — ma le vendite a parità di negozi, i margini e il ritmo dei buyback. Se la crescita organica regge, la macchina continua a girare. Se rallenta, capiremo quanto di quell’utile record è merito del business e quanto, semplicemente, della matematica.
FontiAutoZone Investor Relations (comunicato risultati Q4 FY26)GlobeNewswire — AutoZone Q3 FY2026 resultsTradingView News — AZO Q4'26 earnings preview (consensus)The Motley Fool — AutoZone buybacks
