L’anello Oura vale fino a 15 miliardi in Borsa, ma 7 azioni su 10 le vendono i soci
Il produttore dell'anello che misura sonno e battito cardiaco sbarca al Nasdaq con una valutazione monstre. Ma dietro i numeri c'è un dettaglio che ogni piccolo investitore dovrebbe leggere prima di sognare il debutto.
Foto: Andrey Matveev / Pexels
Lo porta al dito chi vuole misurare sonno, battiti e recupero senza ricaricare lo smartwatch ogni sera. Ora l’azienda che lo produce, la finlandese Oura, prova il grande salto: lo sbarco a Wall Street. E lo fa con un cartellino da capogiro. La società punta a una valutazione fino a 15,62 miliardi di dollari, mettendo alla prova quanto gli investitori siano ancora disposti a pagare per la tecnologia di consumo ad alta crescita.
I numeri dell’operazione sono corposi. Oura e alcuni dei suoi azionisti mettono sul mercato 50 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 40 e 44 dollari, per una raccolta che al massimo del range arriva a 2,2 miliardi di dollari. Il titolo debutterà sul Nasdaq con il ticker “OURA”. A sostenere la crescita ci sono conti in forte accelerazione: i ricavi sono saliti di circa il 74% su base annua, a 1,21 miliardi di dollari, nei nove mesi chiusi a giugno.
Qui però arriva il dettaglio che conta per chi guarda dal divano. Delle 50 milioni di azioni offerte, solo 13,5 milioni sono nuove azioni vendute dall’azienda: le altre 36,5 milioni — quasi tre quarti del totale — le mettono sul mercato gli azionisti esistenti. Tradotto: Oura incasserà i soldi solo da una fetta minoritaria del collocamento, mentre la parte più grossa serve a far monetizzare chi era già dentro. Non è un dettaglio: quando un’IPO è fatta in prevalenza di azioni “vecchie”, significa che i soci storici stanno vendendo, non che l’azienda si sta capitalizzando per crescere.
Il contesto aiuta a capire l’entusiasmo. La valutazione di 15 miliardi è un balzo enorme rispetto agli 11 miliardi assegnati alla società circa un anno fa, dopo un round di finanziamento da oltre 900 milioni guidato da Fidelity. E la finestra delle quotazioni d’autunno si sta riaprendo dopo un avvio fiacco. Ma proprio questa “febbre” è il punto da tenere a mente: come abbiamo visto con l’IPO nucleare ritirata all’ultimo, l’appetito del mercato per le quotazioni può accendersi e spegnersi in fretta.
C’è poi il capitolo rischi, quello che l’entusiasmo tende a nascondere. Oura ha attirato interesse di peso — il colosso dei farmaci anti-obesità Eli Lilly ha manifestato interesse per azioni fino a 100 milioni di dollari e il fondo Dragoneer fino a 300 milioni — ma resta un’azienda di hardware di consumo in un mercato che si sta affollando: Samsung ha lanciato il suo anello, mentre il rivale Whoop viaggia su valutazioni miliardarie. Pagare oltre 15 miliardi un prodotto che vive di mode, ricambi e concorrenza sui prezzi è una scommessa, non una certezza.
Cosa guardare adesso: il prezzo definitivo di collocamento e, soprattutto, l’andamento nelle prime sedute. Le IPO più chiacchierate spesso partono col botto e poi si sgonfiano quando l’euforia iniziale svanisce. Per il piccolo investitore la lezione è la solita e vale più di mille grafici: un prodotto amato non è automaticamente un buon investimento al prezzo giusto.
