Viking vola del 32% col farmaco anti-obesità (ma la prova vera è nel 2027)
Il biotech Viking Therapeutics balza in Borsa dopo nuovi dati sul suo farmaco dimagrante. Ma è ancora un'azienda senza ricavi, che deve battere due giganti: perché non inseguire il rally.
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La parola magica, di questi tempi, è “dimagrire”. E martedì 22 settembre è bastato un aggiornamento clinico a far esplodere in Borsa un nome che il grande pubblico quasi non conosce: Viking Therapeutics è salita del 32,5%, chiudendo a 39,89 dollari, la sua seduta migliore da febbraio 2024. Il motivo? Nuovi dati sul farmaco sperimentale VK2735, un iniettabile della stessa famiglia di Ozempic e Mounjaro. Per chi investe, è l’ennesima dimostrazione di quanto il tema-obesità sia diventato la nuova ossessione dei mercati.
I numeri dello studio spiegano l’entusiasmo. VK2735 è un doppio agonista dei recettori GLP-1 e GIP, lo stesso meccanismo dei farmaci di Eli Lilly e Novo Nordisk. Nello studio, i pazienti hanno perso fino al 22% del peso in 33 settimane; ma il dato che ha acceso gli analisti è un altro: passando da un’iniezione settimanale a una ogni due settimane o mensile, i pazienti hanno mantenuto fino al 90% del calo di peso, con una tollerabilità simile al placebo. Tradotto: si potrebbe dimagrire con meno punture, e questo è oro puro in un mercato dove l’aderenza alla terapia è il vero problema.
Perché conta per te? Perché il rally di Viking è il classico caso di titolo che si muove sulle aspettative, non sui profitti. Viking è un’azienda in fase clinica: non vende ancora nulla, non ha ricavi da prodotto, e vale in Borsa poco più di 4 miliardi soltanto sulla promessa di quello che il farmaco potrebbe diventare. Quando un titolo del genere fa +32% in un giorno, non stai comprando un business che funziona: stai scommettendo su un futuro che deve ancora arrivare.
E il futuro qui ha una data precisa. Il farmaco è nel programma di Fase 3 VANQUISH, due studi con circa 5.500 pazienti complessivi già arruolati, ma i risultati decisivi sono attesi solo verso fine 2027. Fino ad allora, ogni comunicato muove il titolo come una montagna russa. È lo stesso meccanismo che abbiamo visto sull’hype dei titoli più caldi del momento: chi paga oggi valutazioni che scontano già uno scenario perfetto rischia di restare col cerino in mano se la realtà delude.
C’è poi la partita competitiva, la più scomoda. Viking non è sola: deve strappare quote a due colossi che dominano già il mercato e che ora stanno abbassando le armi sui prezzi. Novo Nordisk ha annunciato tagli di listino intorno al 50% su Wegovy e al 35% su Ozempic dal 1° gennaio 2027, mentre Lilly macina vendite miliardarie. Per un nuovo arrivato, entrare in un mercato dove i giganti fanno guerra di prezzo è tutto fuorché una passeggiata. Non a caso, il titolo resta ancora quasi il 58% sotto il massimo storico di 94,50 dollari toccato nel febbraio 2024.
Cosa guardare adesso: i dati di ieri sono incoraggianti, ma restano un tassello di uno studio esploratorio. Il verdetto vero arriverà dai grandi trial di Fase 3 e dall’eventuale approvazione. Su un biotech mono-prodotto, il rischio è binario: un successo può moltiplicare il titolo, un fallimento può dimezzarlo in una mattina. Inseguire il rally del giorno dopo, quando l’entusiasmo è già nel prezzo, è spesso il momento peggiore per salire a bordo.
FontiBloombergYahoo Finance / BioPharma DiveBioPharma DiveSEC (Form 8-K Viking Therapeutics)
