On, il brand di Federer vola in Borsa: obiettivi 2029 e primo buyback da 1 miliardo
Il marchio svizzero di scarpe sportive promette vendite quasi raddoppiate entro il 2029 e riacquista fino a 1 miliardo di dollari di azioni proprie. Il titolo esulta, ma le promesse guardano molto lontano.
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Le scarpe con la suola “a nuvola” le hai probabilmente già viste ai piedi di qualcuno che corre al parco. Dietro c’è On Holding, il marchio svizzero co-fondato e sostenuto da Roger Federer, che martedì 22 settembre ha riunito gli investitori a Zurigo per il suo Investor Day. Il messaggio ha acceso Wall Street: il titolo è balzato di circa il 13%, la seduta migliore in oltre dieci mesi. A far muovere il mercato non è stato un trimestre, ma una promessa: crescere ancora e restituire cassa agli azionisti.
I numeri annunciati sono ambiziosi. On punta a vendite nette di almeno 5,6 miliardi di franchi svizzeri entro il 2029 – vicino ai 7 miliardi di dollari ai cambi attuali – con una crescita a valuta costante “high-teens”, cioè vicina al 20% l’anno. L’azienda si è impegnata a mantenere un margine lordo di almeno il 65% e a portare il margine EBITDA rettificato ad almeno il 22% entro il 2029, per una crescita dell’EBITDA superiore al 20% annuo. In più, ha confermato la guidance per il 2026 e ha annunciato la sua prima operazione di riacquisto di azioni proprie: fino a 1 miliardo di dollari entro fine 2029.
Perché dovrebbe interessarti? Perché il caso On è il ritratto di un marchio “premium” che riesce a far pagare di più i suoi prodotti: l’azienda vanta il prezzo medio di vendita più alto e i tassi di sconto più bassi tra i concorrenti. È la forza del brand che si traduce in margini – e in un portafoglio, il tuo, più leggero quando compri quelle scarpe. Il primo buyback, invece, è un segnale di maturità: quando un’azienda in crescita inizia a restituire cassa, dice al mercato che ha più soldi di quanti ne serva per espandersi.
Qui vale la pena ricordare la lezione dei riacquisti: ridurre il numero di azioni gonfia l’utile per azione anche senza vendere una scarpa in più, un meccanismo che abbiamo raccontato a proposito di AutoZone e del suo buyback. Non è magia, è aritmetica. Interessante anche il contrasto con il gigante del settore: mentre On correva, Nike si è mossa di appena l’1-2%, segno che il mercato sta premiando la singola storia e non un rimbalzo di tutto il comparto sportivo.
La prudenza, però, è d’obbligo. Gli obiettivi guardano al 2029: quattro anni sono un’eternità nel retail, e le “ambizioni” di un Investor Day non sono risultati incassati. On promette anche l’ingresso in due sport nuovi, calcio e golf, terreni dove marchi affermati e budget enormi la aspettano al varco. E il titolo non è certo a sconto: chi compra oggi paga in anticipo una crescita che dovrà ancora arrivare. Ricordiamo che a marzo lo stesso titolo era crollato di oltre il 10% su una guidance giudicata debole: l’umore del mercato su questi nomi cambia in fretta.
Il punto per chi guarda da fuori: On è un marchio forte, con margini invidiabili e una strategia chiara. Ma l’entusiasmo di una giornata sconta già buona parte del futuro. La cosa da osservare adesso non sono gli slogan del 2029, bensì i prossimi trimestri: se la crescita “high-teens” e i margini promessi si vedranno davvero nei conti, oppure resteranno una bella presentazione a Zurigo.
