Settembre, il mese in cui la Borsa perde più spesso (ma il 2026 fa eccezione)
Da quasi un secolo settembre è l'unico mese con un rendimento medio negativo a Wall Street. Ma gli anni di elezioni di metà mandato raccontano un'altra storia: ecco cosa guardare davvero.
Foto: david hou / Pexels
Apri l’app dei tuoi investimenti e il portafoglio è ancora aggrappato ai massimi. Poi guardi il calendario ed è settembre: statisticamente, l’unico mese dell’anno che a Wall Street chiude in media in rosso. Da quasi un secolo nessun altro mese vanta un primato così poco invidiabile, e ogni anno puntuale torna la stessa domanda tra i piccoli investitori: conviene vendere prima che arrivi la tempesta?
I numeri descrivono un fenomeno reale. Sul lungo periodo settembre è il mese con il rendimento medio peggiore per l’indice S&P 500, l’unico storicamente negativo tra i dodici. E il 2026 non parte in modo diverso: nella prima settimana lo Stoxx 600 europeo ha già lasciato sul terreno lo 0,81%, mentre lunedì 7 Wall Street è rimasta chiusa per il Labor Day, lasciando i mercati del Vecchio Continente a muoversi da soli in avvio di settimana.
Qui scatta il cosiddetto «effetto settembre», e con lui la tentazione più pericolosa per chi investe: agire d’impulso sulla base di una data sul calendario. Il punto per te, però, è tanto semplice quanto controintuitivo. Una media calcolata su decenni racconta il passato, non predice cosa farà il mercato nelle prossime quattro settimane. Vendere tutto «perché è settembre» significa scambiare una probabilità storica per una certezza che non esiste. Chi si è fatto prendere dal panico stagionale, negli ultimi anni, ha spesso rivenduto in basso per poi ricomprare più in alto.
A pesare, quest’anno, è il contesto ben più del calendario. Gli indici arrivano a settembre vicini ai record, ma con un rischio nuovo sui tassi: dopo un dato sul lavoro americano più forte del previsto, il mercato ha iniziato a temere una Federal Reserve meno generosa (ne abbiamo scritto qui: Lavoro USA oltre le attese, e Wall Street scende). Sono questi i veri motori dei prezzi — tassi, utili, valutazioni — non le teorie sul perché settembre andrebbe male, dalle vendite per motivi fiscali al ribilanciamento dei fondi, nessuna delle quali mai davvero dimostrata.
E qui arriva l’altra faccia, quella che il coro tende a dimenticare: il 2026 è un anno di elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, e storicamente i settembre degli anni di midterm si sono comportati in modo diverso — spesso meno peggio — rispetto alla media di tutti gli altri. Non è una garanzia, è un promemoria: la stagionalità è un dato aggregato, dentro cui convivono settembre disastrosi e settembre brillanti. La media nasconde la varianza, e la varianza è dove si perdono, o si salvano, i soldi veri.
Cosa guardare adesso, allora? Non la pagina del calendario, ma i fatti che muovono davvero le quotazioni: le prossime mosse della Fed, la stagione degli utili che si avvicina e le valutazioni già tirate di molti titoli. Settembre può essere volatile, e per un investitore paziente la volatilità è più spesso un’occasione che una minaccia. In altre parole, il calendario è un indizio debole; i fondamentali restano l’unica bussola che conti davvero. Il rischio maggiore, in genere, non è il mese sul calendario: è la fretta di reagire ad esso.
FontiCNBC — Stock market news for Sept. 7, 2026The Motley Fool — The Stock Market Just Entered Its Worst Month of the YearBenzinga — September Is Stocks' Worst Month, Except in Midterm Years Like 2026
