Intel vola e poi affonda del 27% in un mese: stasera i conti (occhio all’euforia)
Il titolo dell'anno a Wall Street ha guadagnato il 278% in sei mesi, poi il tonfo. Stasera la trimestrale della verità: perché il piccolo investitore deve diffidare dell'entusiasmo sui chip.
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C’è un’azienda che nel 2026 è passata dall’essere il malato di Wall Street alla storia di riscatto dell’anno. È Intel, il marchio stampato dentro milioni di computer di mezzo mondo, che nella prima metà dell’anno ha messo a segno un rally del 278%: terza miglior performance dell’intero indice S&P 500. Stasera, a mercati americani chiusi, la società presenta i conti del secondo trimestre. E per chi si è fatto travolgere dall’entusiasmo, è il momento della verità.
I numeri del rally sono da capogiro: dopo il +278% dei primi sei mesi, il titolo resta comunque oltre il +160% da inizio anno, un balzo che ha rimesso in gioco un nome che molti davano ormai per spacciato nella corsa all’intelligenza artificiale. Gli analisti si aspettano una trimestrale solida, con utili per azione stimati attorno a 0,21 dollari e un ritorno di ossigeno dal business dei data center e dell’AI. Sulla carta, tutti gli ingredienti per un altro balzo.
Eppure qui arriva il lato che l’euforia tende a dimenticare. Nell’ultimo mese Intel ha perso circa il 27%, finendo tra i dieci titoli peggiori dell’S&P 500. Il paradosso è servito: la stella dell’anno è diventata, per qualche settimana, una delle azioni più bocciate del listino. Nel frattempo gli investitori hanno iniziato a vendere i vincitori del 2026 e a voltare le spalle proprio ai produttori di chip. Segno che quando le aspettative diventano stellari, anche una buona notizia può non bastare.
Dietro la corsa c’è una scommessa concreta: il nuovo processo produttivo 18A e l’ambizione di Intel di tornare a fabbricare chip per i giganti della tecnologia, con nomi come Apple e Microsoft accostati alla sua fonderia. Ma il vento è cambiato per l’intero settore: l’indice dei semiconduttori (SOX) ha perso circa il 13% nel mese ed è brevemente scivolato in mercato orso. È lo stesso nervosismo sui chip che avevamo raccontato quando un’AI cinese low-cost fece crollare i titoli del comparto, e che pesa anche sui rapporti di forza tra i big, come nel duello tra Apple e Nvidia per la corona di Wall Street.
La lezione per chi investe la riassume chi il mercato lo osserva da vicino: in questa fase, a muovere il titolo conta più l’umore verso i semiconduttori che i numeri effettivi di Intel. Non a caso il mercato delle opzioni prezza per stasera un movimento potenziale attorno al 12%, in una direzione o nell’altra. Comprare un’azione dopo un +278% sperando nel bis è esattamente il tipo di scommessa in cui il piccolo investitore rischia di arrivare tardi, quando l’entusiasmo è già tutto nel prezzo.
Cosa guardare adesso: non solo se Intel batterà le stime, ma soprattutto la guidance sui margini della fonderia e i progressi reali del processo 18A. Perché in un settore passato dall’euforia al mercato orso in poche settimane, la differenza non la farà il trimestre appena chiuso, ma quanto la società saprà convincere sul futuro.
