Lavoro USA in frenata: cresce l’attesa di un taglio Fed, Wall Street a nuovi record
A giugno l'economia americana ha creato solo 57.000 posti, ben sotto le attese. Il dato debole rilancia le probabilità di un taglio dei tassi e spinge il Dow su nuovi massimi, mentre i semiconduttori tirano il fiato.
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Il mercato del lavoro americano ha rallentato bruscamente. A giugno l’economia statunitense ha creato appena 57.000 posti di lavoro, molto meno dei circa 115.000 attesi dagli analisti e in netto calo rispetto ai mesi precedenti. A pesare c’è anche una revisione al ribasso dei dati di aprile e maggio, complessivamente 74.000 posti in meno rispetto a quanto comunicato in precedenza.
Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2%, ma per un motivo poco rassicurante: non per nuove assunzioni, bensì per il calo della partecipazione alla forza lavoro, scivolata al 61,5%, il minimo da marzo 2021. Nel dettaglio del rapporto, i servizi alle imprese hanno aggiunto 36.000 posti e la sanità 22.000, mentre il tempo libero e l’ospitalità ne hanno persi 61.000, segnale di assunzioni stagionali più deboli del solito. La crescita dei salari resta moderata: +0,3% sul mese e +3,5% su base annua.
Sui mercati il dato è stato letto con la classica logica del “cattiva notizia, buona notizia”: un lavoro più debole rafforza le probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Così il Dow Jones ha aggiornato i massimi storici, superando quota 52.900 punti, mentre il Nasdaq è rimasto indietro, frenato dalle prese di profitto sui semiconduttori: l’indice di settore ha perso circa il 7% dopo essere quasi raddoppiato nel secondo trimestre.
Il quadro di fondo resta comunque di forza. Wall Street ha archiviato uno dei migliori primi semestri degli ultimi anni: S&P 500 +9,6%, Nasdaq +12,8% e Dow +8,9% (miglior avvio d’anno dal 2021), con il Russell 2000 delle small cap in rialzo di circa il 22%, il miglior primo semestre dal 1991. Il motore, secondo Goldman Sachs, resta l’ondata di investimenti nell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, destinata a spiegare circa metà della crescita degli utili nel 2026.
Ora la palla passa alla Fed. Il presidente Kevin Warsh ha ribadito che l’inflazione resta “troppo alta”, difendendo l’indipendenza della banca centrale dalle pressioni politiche. È qui il nodo: un mercato del lavoro in raffreddamento spingerebbe verso tagli, ma un’inflazione ancora appiccicosa invita alla prudenza. La riunione di luglio diventa lo spartiacque delle prossime settimane.
Per gli investitori il messaggio è duplice. Da un lato, l’attesa di tassi più bassi sostiene azioni e obbligazioni; dall’altro, i dati sul lavoro raccontano un’economia che rallenta, con valutazioni tirate soprattutto sui titoli tecnologici, dove diverse case d’investimento avvertono il rischio di una correzione nella seconda parte dell’anno. La direzione, nelle prossime settimane, dipenderà dai dati su inflazione e occupazione — e dal tono con cui la Fed li interpreterà.
FontiBureau of Labor StatisticsCNBCMorningstarCNBCYahoo Finance
