Michael Burry, l’uomo che predisse il 2008, scommette contro l’AI: “È l’inizio della fine”
L'investitore reso celebre da "The Big Short" ha rivelato nuove scommesse ribassiste su Nvidia, Tesla e i semiconduttori, paragonando le valutazioni attuali alla bolla dot-com del 2000. Una notizia che scuote i mercati proprio dopo il trimestre record dell'intelligenza artificiale. Ma ha davvero ragione?
Foto: Alex Luna / Pexels
Il nome basta a far drizzare le antenne a Wall Street. Michael Burry, l’investitore reso celebre dal film “The Big Short” per aver previsto e guadagnato dal crollo dei mutui subprime del 2008, è tornato all’attacco. E questa volta il suo bersaglio è il tema più caldo del momento: l’intelligenza artificiale. In un post pubblicato sulla sua newsletter, Burry ha rivelato di aver aperto nuove scommesse ribassiste (short) contro alcuni dei simboli del rally tecnologico, con una frase destinata a circolare: “È l’inizio della fine”.
La scommessa
Nel suo “Trading Post” del 30 giugno, Burry ha dichiarato di essersi posizionato al ribasso su Nvidia, Tesla, il produttore di macchinari Caterpillar, Applied Materials e su un ETF sui semiconduttori. Il suo argomento è tutto nelle valutazioni: secondo l’investitore, l’indice dei semiconduttori di Filadelfia (Philadelphia Semiconductor Index) viaggia circa il 65% sopra la sua media a 200 giorni, un livello di eccesso che — sostiene — si era visto solo durante la bolla dot-com del 2000. L’ultima ondata di annunci di maxi-investimenti sui chip, arrivata dalla Corea del Sud, per lui non è un nuovo motore di crescita ma un segnale di fase avanzata del ciclo: da qui il “è l’inizio della fine”.
Non è un fulmine a ciel sereno
La scommessa arriva in un momento in cui qualche crepa era già visibile. A giugno le “Magnificent Seven” — i sette colossi tech (Microsoft, Nvidia, Alphabet, Apple, Meta, Tesla e Amazon) — hanno bruciato circa 2.300 miliardi di dollari di capitalizzazione, con Microsoft in calo di circa il 20% e Nvidia di circa il 13% nel solo mese. Il motivo: gli investitori iniziano a chiedersi se le enormi spese in chip e data center per l’AI produrranno davvero i profitti promessi. Burry, semplicemente, ha deciso di scommettere che la risposta, almeno per ora, sia no.
Attenzione, però: essere in anticipo non è come avere ragione
Qui serve equilibrio, ed è giusto dirlo. Burry ci ha visto lungo nel 2008, ma negli anni successivi ha aperto diverse scommesse ribassiste contro il mercato e i big tech che si sono rivelate premature o sbagliate, chiuse in perdita mentre gli indici continuavano a salire. In finanza vale un vecchio detto: “il mercato può restare irrazionale più a lungo di quanto tu possa restare solvibile“. E c’è anche la campana opposta: la domanda di chip e gli utili del settore restano, per ora, robusti, tanto che a giugno l’indice dei semiconduttori è addirittura salito. Insomma, siamo di fronte a un dibattito vero, non a una sentenza.
Cosa insegna a chi investe
La lezione non è “segui Burry”, ma nemmeno “ignoralo”. Primo: il nome di un singolo investitore, per quanto famoso, non è un segnale operativo: copiare uno short è tra le mosse più rischiose che esistano, perché le perdite potenziali sono teoricamente illimitate. Secondo: una cosa è dire che esiste una bolla, un’altra è indovinare quando scoppierà — sul “quando” sbagliano anche i più bravi. Terzo: le valutazioni contano, e ascoltare le voci fuori dal coro aiuta a non farsi travolgere dall’euforia. Ma la difesa migliore resta sempre la stessa: diversificazione, orizzonte di lungo periodo e gestione del rischio, non le scommesse sul singolo titolo.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Riportare la posizione di un investitore non equivale a suggerirne l’imitazione. I dati citati sono aggiornati alla data di pubblicazione.
FontiYahoo Finance · CNBC · Benzinga
