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Strategy abbandona il dogma “mai vendere Bitcoin”: la svolta di Saylor che scuote il mercato crypto

Il più grande detentore aziendale di Bitcoin al mondo, la società di Michael Saylor, ha rinnegato il suo principio simbolo: il "never sell". Un nuovo piano le consente ora di vendere fino a 20.000 BTC. È una notizia che va oltre la singola azienda: tocca il cuore del modello con cui le imprese hanno accumulato criptovalute. Ecco cosa è successo.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 30 Giu 2026 Lettura 3 min VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.

Foto: DS stories / Pexels

È la fine di un dogma. Strategy — la società guidata da Michael Saylor, ex MicroStrategy, e il più grande detentore aziendale di Bitcoin al mondo — ha ufficialmente abbandonato il principio che ne aveva fatto un’icona: il “never sell”, il “non vendere mai”. Per anni Saylor aveva ripetuto che la sua azienda non avrebbe ceduto un solo Bitcoin; ora un nuovo piano le consente esplicitamente di farlo. Non è una notizia che riguarda solo un titolo: tocca il cuore del modello con cui decine di aziende nel mondo hanno accumulato criptovalute.

Cosa è cambiato

Strategy ha presentato un nuovo quadro di gestione del capitale (il “Digital Credit Capital Framework”) che le dà la flessibilità di vendere Bitcoin per coprire i dividendi sulle azioni privilegiate, gli interessi sul debito, le riserve di liquidità e i riacquisti di azioni proprie. In concreto, la società ha autorizzato un programma di vendita fino a 1,25 miliardi di dollari, pari a un massimo di circa 20.000 BTC — il 2,5% delle sue riserve. L’amministratore delegato Phong Le ha sintetizzato così il cambio di rotta: “credo nella matematica, non nell’ideologia”, definendolo un passaggio da una “emissione di capitale a senso unico” a una “gestione attiva del capitale”.

Perché è una notizia enorme

Il punto non sono i numeri, ma il simbolo. Strategy non è un detentore qualsiasi: possiede circa 818.000 Bitcoin, accumulati negli anni a un prezzo medio di poco più di 75.000 dollari, ed è diventata di fatto la proxy in Borsa della convinzione istituzionale verso le criptovalute. Il suo “non venderemo mai” era la bandiera di un intero movimento. Rinnegarlo significa togliere dal titolo proprio quel premio che il mercato gli riconosceva: la certezza che quei Bitcoin non sarebbero mai tornati sul mercato.

Cosa ha spinto al cambio di rotta

La pressione arriva dal mercato. Con Bitcoin scivolato sotto i 60.000 dollari, il valore delle riserve della società si è compresso e Strategy ha contabilizzato circa 32 miliardi di dollari di perdite potenziali sui propri asset digitali negli ultimi due trimestri. Il risultato è che il valore d’impresa della società è arrivato a scendere sotto il valore dei Bitcoin che detiene: il meccanismo “a senso unico” — emettere azioni e debito per comprare altri Bitcoin — si è inceppato. Da qui la necessità di poter monetizzare parte delle riserve per onorare gli impegni finanziari.

Cosa significa per il mercato

Attenzione a non leggerla come una svendita: il tetto fissato è il 2,5% delle riserve, non una liquidazione. Ma il taboo è caduto, e questo conta. Per anni il modello “compra e tieni per sempre” delle aziende-tesoreria è stato raccontato come incrollabile; oggi la società che lo incarnava ammette che, a certe condizioni, vendere è un’opzione. È un precedente che gli altri detentori aziendali — molti dei quali nati copiando proprio Strategy — dovranno fare i conti.

Per chi investe, tre indicazioni pratiche. Primo: non confondere l’azienda con l’asset — un titolo come questo aggiunge leva finanziaria e struttura societaria al rischio già alto di Bitcoin. Secondo: notizie come questa pesano sul sentiment proprio nei momenti di debolezza, amplificando la volatilità. Terzo: la gestione del rischio — quanto capitale si è disposti a esporre e a perdere — conta più di qualsiasi slogan, per quanto suggestivo.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Le criptovalute e gli strumenti a esse collegati sono ad alto rischio e altamente volatili: si può perdere l’intero capitale. I dati citati sono aggiornati alla data di pubblicazione.

FontiYahoo Finance · CoinDesk · CCN

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Scritto da

Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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