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Uber, mancano gli autisti e il titolo vola del 4,9%: la tua corsa diventa più cara?

Prenotazioni a 59,8 miliardi di dollari e utile sopra le attese, ma Uber paga carburante più caro e fatica a trovare autisti. Perché il quarto trimestre promette meno e cosa significa per chi usa l'app e per chi ha il titolo in portafoglio.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 5 Nov 2026 · 17:45 Lettura 4 min ✓VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.
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Uber ha chiuso il terzo trimestre 2026 con numeri da record. Le prenotazioni lorde, cioè il valore di tutte le corse e consegne pagate dagli utenti, sono salite a 59,82 miliardi di dollari. È un +20% su base annua a cambi costanti. Wall Street ha risposto con un rialzo del 4,9%, a 69,89 dollari per azione.

I ricavi hanno toccato circa 14,8 miliardi di dollari, in crescita del 9,4% e sopra le stime degli analisti. L’utile rettificato per azione è arrivato a 0,88 dollari, +35% in un anno, contro gli 0,86 attesi. L’utile contabile vero e proprio, quello GAAP, si ferma però a 0,25 dollari per azione.

Dietro la festa c’è un dettaglio che riguarda chi usa l’app ogni settimana. Il gruppo ha pagato carburante più caro nei mercati esteri e ha trovato meno autisti del necessario. Il CEO Dara Khosrowshahi lo ha detto chiaramente: la domanda supera l’offerta di conducenti.

Non è un dettaglio da poco. Quando mancano le auto e il gasolio costa di più, qualcuno deve pagare la differenza. Di solito tocca al cliente finale. Ed è qui che la trimestrale di Uber smette di essere una notizia solo per gli azionisti.

Dara Khosrowshahi ammette il problema: la domanda supera gli autisti

Il modello Uber funziona solo se l’app trova un’auto in pochi minuti. Se i conducenti scarseggiano, i tempi di attesa si allungano e i prezzi dinamici salgono. La piattaforma alza le tariffe proprio per convincere più autisti a mettersi in strada.

A questo si aggiunge il carburante. Nei mercati fuori dagli Stati Uniti l’unità mobilità ha sopportato costi più alti alla pompa. Per un autista significa margini più stretti, a meno che la corsa non venga pagata di più. Il cerchio si chiude sempre sullo stesso portafoglio: quello di chi prenota.

Uber ha anche segnalato un quarto trimestre meno brillante sul fronte dei profitti. Le cause indicate sono i costi in aumento e una debolezza nel Medio Oriente. Il mercato ha scelto di guardare ai conti appena pubblicati, non alla previsione, e ha comprato comunque.

Vale la pena pesare bene questo passaggio. Il +20% delle prenotazioni è calcolato a cambi costanti: in dollari correnti il numero può essere leggermente diverso. E l’outlook più debole è una stima della società, non ancora un dato consuntivo. Due cautele che spesso spariscono nei titoli entusiasti.

Resta la sostanza: l’azienda cresce a doppia cifra, ma ammette che il suo motore, gli autisti, gira più lento della domanda. Chi ha festeggiato il rialzo del 4,9% ha comprato la crescita. Chi legge la nota sui costi vede un’altra storia, più prudente.

Dal volante alla tua app: corse, consegne e il titolo nel tuo ETF

Partiamo dall’uso quotidiano. Se la carenza di conducenti continua, le corse nelle fasce di punta rischiano di costare di più. Il prezzo dinamico esiste proprio per questo: alza il conto quando le auto mancano. Il quarto trimestre, con Natale e feste, è il periodo peggiore per scoprirlo.

Lo stesso meccanismo tocca Uber Eats. Meno rider disponibili e carburante caro si traducono in consegne più lente o commissioni più alte. Il brief dei risultati non fornisce un dato specifico sull’Italia, ma la logica dei costi è identica in ogni città dove l’app funziona.

Passiamo a chi il titolo lo possiede. Molti risparmiatori italiani hanno Uber senza saperlo, dentro un ETF sulle azioni USA o sul settore tecnologico e dei consumi. Un rialzo del 4,9% in una seduta si è già riflesso sul valore della quota. Non c’è nulla da incassare in più.

La domanda da farsi è un’altra: il mercato ha pagato i conti del passato o la promessa del futuro? Per ora ha pagato i conti. Ma la guidance sul quarto trimestre dice che i profitti cresceranno meno. Inseguire un titolo dopo un balzo, con un outlook in frenata, è il classico modo per entrare sui massimi.

C’è anche una lezione sui numeri. L’utile rettificato di 0,88 dollari esclude voci che l’azienda considera straordinarie. L’utile contabile è di 0,25 dollari, molto meno. Entrambi sono veri, ma raccontano cose diverse. Chi guarda solo il primo rischia di sopravvalutare la macchina.

Infine, il rialzo di una singola seduta non è una tendenza. Dopo le trimestrali i titoli oscillano per giorni, mentre analisti e fondi rileggono i dettagli. Il +4,9% di ieri può consolidarsi o ridursi: dipende da quanto peseranno i costi rispetto alla crescita.

Cosa osservare adesso. Il primo numero è la guidance ufficiale: Uber attende prenotazioni lorde tra 63,25 e 65,25 miliardi di dollari nel quarto trimestre. Se il dato reale resterà nella parte bassa, il mercato leggerà la carenza di autisti come un freno vero.

Il secondo fronte è la guida autonoma. Uber sta investendo molto nei robotaxi, mentre, secondo quanto riportato, Waymo valuta di chiudere la partnership. Per chi ha il titolo in portafoglio conviene aspettare che i costi e l’outlook trovino conferma nei numeri, prima di leggere il rialzo come un via libera.

FontiUber Technologies – SEC Form 8-K (comunicato ufficiale Q3 2026)CNBCYahoo FinanceYahoo Finance

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Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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