PayPal, blitz da 53 miliardi di Stripe: il titolo vola (ma tu non inseguirlo)
Stripe e il fondo Advent offrono 60,50 dollari per azione per comprarsi PayPal: il titolo balza del 17%. Ma l'offerta non è vincolante, ed è qui che scatta la trappola per il piccolo investitore.
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Se paghi online, con ogni probabilità hai un conto PayPal o hai cliccato almeno una volta il suo pulsante alla cassa di un e-commerce. Ecco perché la notizia arrivata da Wall Street ti riguarda da vicino: la rivale Stripe, in coppia con il fondo di private equity Advent International, ha messo sul tavolo un’offerta per comprarsi PayPal a 60,50 dollari per azione, oltre 53 miliardi di dollari in tutto. Il titolo, in scia alla notizia, è schizzato di circa il 17% in una sola seduta.
I numeri raccontano perché il mercato si è acceso. L’offerta rappresenta un premio di circa il 28% rispetto alla chiusura di martedì, ferma a 47,37 dollari, ed è sostenuta da circa 50 miliardi di dollari di finanziamento bancario già impegnato. Dopo la notizia le azioni PayPal hanno chiuso intorno a 55,5 dollari. La proposta, però, è arrivata all’inizio del mese, non è vincolante, e il consiglio di amministrazione di PayPal si riunirà attorno al 20 luglio per valutarla: per ora l’azienda non ha risposto e tutte le parti hanno rifiutato di commentare.
Qui scatta la lezione più importante per chi investe: “compra sui rumori, vendi sulla notizia”. Il rialzo del titolo poggia su un’offerta ancora sulla carta, che PayPal potrebbe respingere e che dovrà comunque superare mesi di trattative. Non a caso l’azione tratta ancora circa il 9% sotto il prezzo dell’offerta: è il mercato stesso a “scontare” il rischio che il matrimonio salti. Inseguire il balzo dopo un +17%, sperando di incassare la differenza, significa scommettere su un accordo che non è affatto blindato.
Vale la pena capire perché PayPal, pioniere dei pagamenti online, sia finito nel mirino. Il titolo ha perso oltre il 40% nell’ultimo anno e viaggia lontanissimo dai massimi superiori ai 300 dollari toccati nel 2021: una società indebolita in Borsa diventa una preda appetibile. A dare la caccia c’è lo sfidante Stripe, affiancato da Advent e con un contributo in equity anche di Block, in un settore dei pagamenti sempre più spinto al consolidamento. È la stessa dinamica di euforia e delusione che abbiamo visto altrove: vale la pena rileggere la lezione dell’IPO di SpaceX, dove l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio alla realtà dei prezzi.
Attenzione però a non ribaltare l’entusiasmo in pessimismo automatico. La partita ha due facce. Da un lato, un’unione tra due colossi dei pagamenti finirebbe sotto la lente dell’antitrust negli Stati Uniti, in Europa e nel Regno Unito, con un iter che può durare 12-18 mesi e nessuna garanzia di via libera. Dall’altro, c’è chi giudica l’offerta troppo bassa: l’investitore Michael Burry, reso celebre da “La grande scommessa”, ha definito i 60,50 dollari solo un punto di partenza, stimando un valore equo tra 75 e 115 dollari. Insomma, l’accordo può saltare o può salire di prezzo.
Cosa guardare adesso: la riunione del board di PayPal e l’eventuale contromossa, tra un rifiuto, una trattativa al rialzo o l’arrivo di un altro pretendente. Finché non c’è una firma, resta un’offerta, non un affare fatto. E per il piccolo investitore la distanza tra le due cose è esattamente il rischio da non sottovalutare.
