L’AI fa volare i prezzi di RAM e SSD (e il tuo prossimo PC costerà di più)
L'intelligenza artificiale svuota le fabbriche di chip di memoria: RAM e SSD sempre più cari per i consumatori. Eppure venerdì i titoli del settore sono crollati. Ecco cosa significa per il tuo portafoglio.
Foto: Nicolas Foster / Pexels
Chi in questi mesi ha provato ad aggiornare la memoria del computer o a comprare un PC nuovo se n’è già accorto: la RAM e gli SSD costano molto di più di un anno fa. E non è un rincaro passeggero. Secondo le stime di TrendForce, nel terzo trimestre 2026 i prezzi contrattuali della DRAM saliranno di un altro 13-18% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre le memorie NAND (quelle di SSD e schede) aumenteranno tra il 10% e il 15%. Dietro questa corsa c’è un solo grande colpevole: l’intelligenza artificiale.
Il meccanismo è semplice. I data center che addestrano e fanno girare i modelli di AI hanno una fame enorme di memoria ad alta banda (HBM), il prodotto più redditizio del settore. I produttori hanno quindi dirottato buona parte della capacità produttiva verso quel segmento, lasciando meno chip per PC, smartphone e console. Il risultato è una carenza che si scarica a valle: produttori come Acer e Asus hanno già segnalato l’aumento dei costi dei componenti, e diversi marchi di notebook e telefoni stanno ritoccando i listini al rialzo.
Perché conta per te? Perché è il caso raro in cui un tema iper-tecnologico — la spesa miliardaria delle big tech in AI — arriva dritto al portafoglio del consumatore. Il tuo prossimo laptop, lo smartphone che cambierai, l’SSD per il gaming o l’upgrade di RAM che rimandi da mesi: tutto rischia di costare di più, e non perché il negozio ci guadagni di più, ma perché la materia prima digitale è diventata scarsa e cara.
La catena è lineare e vale la pena vederla per intero. Le grandi piattaforme alzano gli investimenti — Alphabet ha appena portato la stima di capex 2026 fino a 205 miliardi di dollari, come abbiamo raccontato nella nostra analisi sui conti di Google — Nvidia vende i suoi sistemi, e i produttori di memoria (SK Hynix, Micron, Samsung, SanDisk) faticano a stare dietro alla domanda. È lo stesso vento che ha gonfiato l’intero comparto dei chip, dai leader alle matricole, come nel caso di Intel e delle sue montagne russe in Borsa.
Qui però scatta la lezione anti-hype. Nonostante il boom, venerdì i titoli della memoria hanno fatto un mezzo tonfo: SanDisk ha perso circa l’11%, SK Hynix e Micron intorno al 6%. Samsung, poche settimane fa, aveva stimato un utile operativo trimestrale in crescita di oltre il 1.800% su base annua, eppure le sue azioni erano scese lo stesso. Il messaggio del mercato è chiaro: i numeri record non bastano più. Gli investitori si chiedono fino a quando i prezzi altissimi resteranno un segno di forza, prima di diventare un peso per i clienti che devono pagarli — e per i consumatori che, prima o poi, smettono di comprare. Citigroup legge il calo come un’occasione d’acquisto e prevede domanda superiore all’offerta fino al 2030; altri temono che il “supercycle” abbia già toccato il tetto di ciò che il portafoglio delle persone può sostenere.
Il prossimo appuntamento è martedì 28 luglio, quando SK Hynix — leader mondiale della memoria HBM — pubblicherà i conti e dirà se la festa continua o inizia a raffreddarsi. Nel frattempo, per chi deve rinnovare PC o telefono, il consiglio pratico è banale ma concreto: mettere in conto qualche euro in più e non aspettarsi ribassi a breve.
