Amazon vola in Borsa: l’AI fa correre il cloud, ma la cassa va in rosso
I ricavi trimestrali superano per la prima volta i 200 miliardi e AWS accelera grazie all'AI. Ma il conto degli investimenti manda il flusso di cassa in negativo: cosa deve guardare chi investe.
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Ogni volta che guardi una serie in streaming, apri un’app sul telefono o fai un acquisto online, è probabile che dietro ci sia un server di Amazon. Venerdì il colosso ha pubblicato i conti del secondo trimestre e il mercato ha risposto con un balzo di quasi il 9%: i ricavi trimestrali hanno superato per la prima volta nella storia dell’azienda i 200 miliardi di dollari, spinti dal motore che oggi conta più di tutto, il cloud.
I numeri, in effetti, sono di quelli che fanno rumore. Le vendite totali sono salite del 20% a 200,6 miliardi di dollari, dai 167,7 di un anno prima. Ma il dato che ha acceso gli investitori è quello di Amazon Web Services, la divisione cloud: 42,2 miliardi di ricavi, in crescita del 37% anno su anno, il ritmo più veloce degli ultimi 18 trimestri. L’utile operativo complessivo è salito del 43% a 27,5 miliardi, con la sola AWS a generare 16,6 miliardi di margine operativo. Anche la pubblicità corre: 19,8 miliardi, +26%.
Perché conta per chi investe? Perché AWS è la macchina che produce la maggior parte dei profitti del gruppo, e la sua ri-accelerazione è la prova più concreta che la domanda legata all’intelligenza artificiale — aziende che affittano potenza di calcolo per addestrare e far girare i modelli — non è solo una promessa da conference call, ma fatturato vero che entra in cassa ogni trimestre. È la stessa forza che sta rimodellando i conti di mezza Silicon Valley.
C’è però il rovescio della medaglia, ed è pesante. Per sostenere questa corsa Amazon sta spendendo cifre enormi in data center e chip: il flusso di cassa libero degli ultimi dodici mesi è diventato negativo per circa 7,6 miliardi di dollari, la prima volta da anni, e la società ha alzato la stima di investimenti per il 2026 da 200 a 220 miliardi — in parte, ha spiegato, per il rincaro delle memorie. È lo stesso «diluvio» sui prezzi dei chip di memoria che sta pesando su tutta la filiera, come abbiamo visto sui conti di Apple.
Qui sta la parte da maneggiare con prudenza. Il mercato oggi premia Amazon per gli stessi investimenti nell’AI che ha invece punito altrove: pochi giorni fa Meta è stata bastonata in Borsa perché la spesa per l’AI le erodeva i margini. La differenza è che Amazon quel calcolo lo rivende come servizio cloud. Ma spendere più di quanto si incassa non è gratis all’infinito: se un domani la domanda AI rallentasse, quei 220 miliardi diventerebbero un macigno. Non a caso la guidance per il terzo trimestre (ricavi tra 197 e 202 miliardi) segnala un rallentamento della crescita.
La partita, insomma, non è più «Amazon cresce sì o no», ma «quando questi investimenti colossali si trasformeranno in cassa». Il numero da tenere d’occhio nei prossimi trimestri non è tanto il fatturato, quanto proprio il flusso di cassa libero: sarà quello a dire se la scommessa sull’AI si sta ripagando o se il conto continua a salire.
FontiAmazon (comunicato ufficiale Q2 2026)CNBCBloombergYahoo Finance
