SpaceX, la prima trimestrale di sempre: e subito un muro di azioni da 116 miliardi
Il 4 agosto SpaceX pubblica i primi conti da società quotata. Ma il vero appuntamento è il 6: scade il lock-up e quasi un miliardo di azioni può finire sul mercato. Cosa rischia chi ha inseguito l'IPO record.
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Chiunque abbia guardato un lancio in diretta o usi un’antenna Starlink conosce SpaceX. Da giugno l’azienda di Elon Musk non manda in orbita solo razzi: è anche a Wall Street, con il ticker SPCX, dopo la più grande IPO della storia. Martedì 4 agosto arriva un appuntamento che nessun investitore aveva mai visto: la prima trimestrale da società quotata. Ma il numero che conta davvero è un altro, e cade due giorni dopo: 116 miliardi di dollari di azioni pronte a riversarsi sul mercato.
Ripartiamo dai fatti. A giugno SpaceX ha venduto 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l’una, raccogliendo 75 miliardi: la più grande offerta pubblica mai realizzata, con una valutazione da 1,77 trilioni di dollari che l’ha resa la settima società americana per valore, davanti alla Tesla dello stesso Musk. Il debutto era stato euforico, con un balzo del 20% nel primo giorno pieno e una capitalizzazione oltre i 2 trilioni. Oggi però il titolo viaggia intorno ai 123 dollari: sotto il prezzo di collocamento. Chi ha comprato all’IPO, in media, è già in perdita.
Ed è qui che entra in gioco il vero test. Il 4 agosto SpaceX pubblica i conti del secondo trimestre a mercati chiusi; il 6 agosto scatta la prima scadenza del lock-up, il periodo in cui i soci storici non possono vendere. In quel giorno circa 911,5 milioni di azioni di dipendenti e primi investitori diventano cedibili: al prezzo attuale valgono appunto 116 miliardi. Per capire la portata: è circa 68 volte un lock-up tipico e il 55% in più di quanto la società ha raccolto in tutta l’IPO. La regola per te è semplice: quando chi era dentro dal primo giorno può finalmente incassare, l’ondata di vendite può schiacciare il prezzo, a prescindere dai conti.
E i conti diranno molto. Il motore di SpaceX resta Starlink, che nell’ultimo trimestre noto ha generato 3,26 miliardi di ricavi, il 69% del totale, ed è l’unica attività in utile. Il business spaziale ha perso 619 milioni a livello operativo, mentre l’unità di intelligenza artificiale ne ha bruciati 2,5. Non è un dettaglio: nel primo trimestre gli investimenti sono stati 10,1 miliardi, di cui 7,7 destinati proprio all’AI. È lo stesso copione che sta spremendo i margini dei grandi della tecnologia, dove l’AI si sta divorando i profitti di colossi come Meta.
Serve equilibrio, perché le aspettative sono altissime. Ancora prima del debutto, gli analisti di Morningstar avevano definito la società “significativamente sopravvalutata”, invitando ad aspettare prezzi migliori. Musk, dal canto suo, ha parlato di ricavi vicini a 1.000 miliardi nel 2030, contro i 18,7 dell’ultimo anno: una promessa gigantesca, tutta da dimostrare. Vale la lezione già vista con altri collocamenti caldissimi, come l’IPO più richiesta dell’anno che ha aperto in perdita: l’entusiasmo del debutto e la solidità dei conti sono due cose diverse.
Cosa guardare adesso, quindi. Due date ravvicinate: il 4 agosto per capire quanto corre davvero Starlink e quanto pesa la fame di capitale dell’AI, e il 6 agosto per vedere se la valanga di azioni sbloccate metterà pressione al titolo. Per il piccolo investitore, è il promemoria che sulle grandi storie di crescita il tempismo conta quanto la fiducia.
