Oracle, giovedì la prova dell’AI: backlog record da 638 miliardi ma cassa in rosso
Giovedì 10 settembre Oracle pubblica i conti e il mercato prezza un movimento di circa l'11%. Ordini futuri da capogiro, ma il flusso di cassa resta negativo: ecco cosa deve guardare chi investe.
Foto: panumas nikhomkhai / Pexels
Dietro a mezzo mondo aziendale — dai database che gestiscono banche e ospedali fino ai data center che oggi fanno girare ChatGPT — c’è spesso lo stesso nome: Oracle. Proprio per questo il suo appuntamento di giovedì 10 settembre, quando pubblicherà la trimestrale a mercati chiusi, è diventato molto più di un semplice bilancio: è considerato il vero banco di prova dell’intera corsa all’intelligenza artificiale. Gli operatori si aspettano scintille: il mercato delle opzioni prezza un movimento del titolo di circa l’11% in un senso o nell’altro.
I numeri in gioco sono enormi. Oracle è scesa di quasi il 20% nel 2026, mentre l’S&P 500 guadagnava circa il 13% nello stesso periodo, un divario di oltre 30 punti percentuali. Per la nuova trimestrale il consenso degli analisti stima ricavi intorno a 19,1 miliardi di dollari e un utile per azione vicino a 1,30 dollari. Nell’anno fiscale 2026 il fatturato è salito del 17% a 67,4 miliardi. Ma il dato che ha ipnotizzato Wall Street è un altro: il portafoglio ordini ancora da fatturare (RPO) ha toccato 638 miliardi di dollari, in crescita del 363% su base annua.
Ed è qui che serve la lente pro-utente. Un backlog record racconta la domanda futura, non i soldi già in cassa. Per costruire i data center che promette, Oracle sta bruciando liquidità: nell’esercizio 2026 il flusso di cassa libero è stato negativo per 23,7 miliardi di dollari. Tradotto: gli ordini sono promesse pluriennali, mentre gli investimenti vanno pagati subito, e in gran parte a debito. Non a caso la società ha varato piani di finanziamento miliardari per sostenere l’espansione. Un backlog gigantesco non è la stessa cosa di un incasso gigantesco.
C’è poi il tema della concentrazione. Buona parte di quei contratti è legata a grandi clienti dell’AI, OpenAI in testa, e proprio la sostenibilità degli impegni di spesa di questi colossi è oggi al centro delle domande degli investitori. È la stessa lezione che il mercato ha già ricordato ad altri protagonisti del settore: quando le attese diventano stellari, anche risultati forti possono deludere. Lo abbiamo visto con Broadcom, che ha mostrato ricavi AI in crescita del 221% eppure ha visto il titolo scendere, e con Dell, i cui ordini AI da record non bastavano perché il vero test erano i margini.
Il quadro divide gli analisti come pochi altri titoli. Il target medio di consenso resta ben sopra le quotazioni attuali, con un potenziale rialzo di circa il 52%, e la casa più ottimista arriva a immaginare un raddoppio del valore. Sull’altro fronte ci sono gli scettici, preoccupati dall’appetito di capitale, dalla montagna di debito e dalla dipendenza da pochi clienti. Quando le posizioni sono così distanti, la volatilità sull’annuncio è quasi garantita, in entrambe le direzioni.
Cosa guardare giovedì, allora, al di là del titolone sui ricavi: la crescita della divisione cloud infrastrutturale (OCI), la guidance per i prossimi trimestri, e soprattutto ogni segnale su come e quando quel backlog monstre si trasformerà in cassa vera. Perché è lì, più che nel numero da 638 miliardi, che si capirà se la scommessa AI di Oracle sta davvero pagando o se il conto arriverà più tardi.
FontiCNBC — AI trade faces test with Oracle earningsOracle Investor Relations — Q4 & FY2026 ResultsYahoo Finance / 24-7 Wall St. — Oracle down ~18% in 2026Moomoo — Oracle earnings preview (Sept 10, consensus)
