Apple si riprende la corona di Wall Street senza l’AI (ma giovedì arriva il test)
Il gigante dell'iPhone ha sfiorato i 4,9 trilioni tornando l'azienda più preziosa al mondo, quasi senza spendere in intelligenza artificiale. Giovedì i conti diranno se il rally regge.
Foto: Gustavo Fring / Pexels
Ce l’hai probabilmente in tasca mentre leggi. Eppure lo smartphone di Cupertino, in queste settimane, conta più per chi investe che per chi telefona: Apple ha sfiorato i 4,9 trilioni di dollari di valore, riprendendosi il titolo di azienda più preziosa del mondo strappato a Nvidia, che lo deteneva da oltre un anno. Un sorpasso avvenuto quasi in silenzio, mentre tutti guardavano altrove: verso i chip, l’AI, i data center.
I numeri raccontano un mese da incorniciare. Il titolo ha toccato un massimo storico sopra i 334 dollari a metà luglio e viaggia su un guadagno di circa il 23% da inizio anno, con il rally mensile più forte in quasi quattro anni. HSBC ha alzato il giudizio a “Buy” con un obiettivo di 366 dollari, il più alto di Wall Street. Ma c’è un dettaglio che vale più di ogni target: il rapporto prezzo/utili è ormai intorno a 40, cioè una valutazione da titolo di crescita per un’azienda considerata “noiosa”.
Ed è qui la lezione per te. Mentre il mercato premia (e punisce) le società che bruciano cash in intelligenza artificiale, Apple è tornata in vetta con la ricetta opposta: marchio fortissimo, servizi ad alto margine, riacquisti di azioni e una spesa in conto capitale pari ad appena il 2,5% dei ricavi. Il contrario esatto di quanto sta accadendo altrove: basti pensare a Google, che ha annunciato 205 miliardi di investimenti in AI e si è vista scivolare il titolo. Chi spende viene messo alla prova; chi incassa senza spendere, per ora, viene celebrato.
La prova del nove arriva giovedì 30 luglio, a mercati chiusi, con i conti del terzo trimestre fiscale. Gli analisti si aspettano un utile per azione intorno a 1,89 dollari (+20%) e ricavi vicini ai 109 miliardi (+16%), trainati da iPhone e servizi. Non sarà però l’unico appuntamento: mercoledì la Federal Reserve decide sui tassi e nella stessa settimana pubblicano anche Amazon, Meta e Microsoft. In pratica, cinque giorni che possono ridisegnare gli equilibri tra chi cavalca l’AI e chi la guarda da fuori.
Attenzione, però, a farsi trascinare dall’entusiasmo. Comprare un titolo sui massimi assoluti, con un multiplo tirato e alla vigilia della trimestrale, è esattamente il tipo di mossa che la storia di Borsa punisce più spesso: la vecchia regola del “compra sui rumori, vendi sulla notizia” nasce proprio da qui. Non a caso, come abbiamo raccontato, l’euforia sul mercato ha acceso più di una spia di allerta. Un buon trimestre già scontato nel prezzo può bastare a far scendere il titolo.
Cosa guardare, allora, giovedì sera? Meno il singolo numero e più tre segnali: la crescita dei servizi, i primi effetti concreti delle nuove funzioni di Apple Intelligence e soprattutto la guidance sul trimestre delle feste. Perché un conto è tornare la regina di Wall Street; un altro è restarlo quando le aspettative sono già altissime.
