CoreWeave raddoppia i ricavi e vola in Borsa, ma perde più di sempre: ecco perché
La società che affitta la potenza di calcolo per l'AI vede i ricavi crescere del 112% e il titolo schizzare. Ma la perdita si allarga: colpa dei 35 miliardi di debiti.
Foto: Brett Sayles / Pexels
Se hai sentito parlare del boom dell’intelligenza artificiale ma non sai chi ci guadagna davvero, un nome da conoscere è CoreWeave: la società che affitta ai colossi dell’AI la potenza di calcolo per far girare i loro modelli. Martedì sera ha pubblicato i conti e il titolo è schizzato: i ricavi sono più che raddoppiati, +112% in un anno, e il giorno dopo l’azione è arrivata a guadagnare fino al 20%. Sembra la storia perfetta. Ma sotto i riflettori c’è un dettaglio che dovrebbe interessare a chi mette i soldi: l’azienda perde più di prima.
I numeri, prima. CoreWeave ha incassato 2,58 miliardi di dollari nel trimestre, contro 1,21 miliardi di un anno fa. Il portafoglio ordini futuri (il cosiddetto backlog) è salito a circa 104 miliardi, cui vanno aggiunti oltre 25 miliardi di nuovi contratti firmati a inizio luglio. Per il trimestre in corso la società prevede fino a 3,6 miliardi di ricavi, una crescita che sfiora il 158%. Numeri che spiegano l’entusiasmo del mercato.
Poi c’è l’altra faccia. Nonostante i ricavi record, la perdita netta è salita a 626 milioni di dollari, contro i 290 milioni dell’anno prima. Il motivo è tutto in una riga di bilancio: gli interessi sul debito. La sola spesa per interessi netti ha toccato 640 milioni nel trimestre, più del doppio rispetto a un anno fa. In pratica, CoreWeave incassa sempre di più, ma quasi tutto il di più finisce a pagare i creditori. Ecco la lezione per il piccolo investitore: crescita dei ricavi e profitto non sono la stessa cosa, e un +112% in vetrina può nascondere un buco che si allarga.
Perché tanto debito? Perché costruire data center pieni di chip Nvidia costa cifre enormi. CoreWeave ha circa 35 miliardi di dollari di debiti in bilancio e prevede di spendere fino a 39 miliardi in investimenti solo quest’anno. È lo stesso meccanismo che abbiamo raccontato parlando di come Wall Street sta finanziando l’AI quasi come un mutuo: si prende oggi il denaro a prestito scommettendo che i ricavi di domani basteranno a ripagarlo. Se la domanda regge, funziona. Se rallenta, il conto resta.
Attenzione anche alla natura di quel backlog gigantesco: sono contratti stimati, non soldi già in cassa, e la loro trasformazione in ricavi dipende dalla capacità dell’azienda di consegnare l’infrastruttura promessa. Buona parte poggia su pochi grandi clienti — un accordo da 21 miliardi con Meta, uno con Anthropic per far girare i modelli Claude. Concentrazione che è un punto di forza e, insieme, un rischio: se anche solo un cliente rallenta gli ordini, il quadro cambia. E il titolo, appena reduce da un balzo emotivo sui conti, può correggere con la stessa rapidità con cui è salito.
La fotografia, allora, è doppia: da un lato una società in piena espansione, dentro il trend più caldo del mercato e con la domanda che accelera; dall’altro un modello che per ora brucia cassa e vive di debito. Per chi guarda al titolo, la cosa da osservare adesso non è il prossimo record di ricavi — quasi scontato — ma se e quando i conti smetteranno di essere in rosso. Finché l’esame degli utili sull’AI non darà quella risposta, l’entusiasmo resta una scommessa.
FontiCNBCCoreWeave (Business Wire)Yahoo Finance / Quartz (Reuters)
