Il gufo di Duolingo è crollato del 75%, ora Wall Street dice compra: ecco il rischio
D.A. Davidson promuove Duolingo e alza il target a 160 dollari: il titolo vola del 7%. Ma dopo un crollo del 75% e la paura dell'AI, inseguire l'upgrade ha un prezzo.
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Ce l’hai anche tu sul telefono: il gufo verde che ti ricorda la lezione di inglese o spagnolo e ti fa sentire in colpa se salti un giorno. Quel gufo si chiama Duolingo, ed è una delle app più scaricate al mondo. Oggi Wall Street l’ha riscoperta: la banca d’affari D.A. Davidson ha alzato il giudizio da «neutrale» a «comprare», portando il prezzo obiettivo a 160 dollari dai 130 precedenti. Il titolo è schizzato di circa il 7% in una giornata storta per la Borsa americana.
I conti dell’ultimo trimestre spiegano l’entusiasmo. Gli utenti attivi giornalieri hanno raggiunto 58,7 milioni, in crescita del 23% sull’anno prima, con un’accelerazione rispetto ai tre mesi precedenti. I ricavi sono saliti del 18% a 298,5 milioni di dollari, gli abbonati paganti sono 12,7 milioni (+17%) e il tasso di fedeltà ha toccato un record. Per l’intero 2026 la società punta a circa 1,21 miliardi di dollari di fatturato. Un dettaglio però stona: l’utile netto è sceso a 33,2 milioni, dai 44,8 dello stesso periodo dell’anno prima.
Ed è qui il punto che riguarda anche te. Nonostante utenti e incassi crescano a doppia cifra, il titolo resta lontanissimo dai fasti: dai circa 540 dollari toccati a maggio 2025 è precipitato fino all’area dei 135, un crollo di quasi il 75%. Il motivo ha un nome: paura dell’intelligenza artificiale. Molti investitori temono che strumenti come ChatGPT rendano superfluo imparare le lingue con un’app. È la stessa lezione già vista con altri marchi amatissimi: un prodotto che tutti usano non garantisce un’azione che sale, come abbiamo raccontato per il caso Nike, il cui logo resta iconico ma il titolo no.
Perché allora l’upgrade proprio oggi? L’analista di D.A. Davidson sostiene che il mercato stia sottovalutando il lavoro sul prodotto, sul marketing e sulla monetizzazione, e stima una nuova crescita degli utenti giornalieri intorno al 24% nel trimestre in corso. Nelle ultime settimane anche altre case d’investimento, da KeyBanc a UBS, hanno ritoccato all’insù i loro obiettivi. Ma c’è un rovescio della medaglia da tenere a mente: se basta una singola nota di un analista a muovere un titolo del 7% in un giorno, significa che il sentiment è fragile e che la fiducia può girare altrettanto in fretta.
La prudenza è d’obbligo. Anche dopo il tonfo, Duolingo non è propriamente un’occasione a saldo: il 2026 è per ammissione dello stesso management un «anno di investimento», con utili in calo e margini sotto pressione per finanziare la crescita. La minaccia dell’AI è reale, non un fantasma. E inseguire un giudizio positivo appena esce è il classico modo di comprare sui rumori: un prezzo obiettivo è l’opinione di un analista, non una promessa scritta nella pietra.
Cosa guardare adesso: se la crescita degli utenti tiene e la monetizzazione riparte nella seconda metà dell’anno, la tesi del ritorno in auge può reggere. Se invece l’AI dovesse davvero erodere la voglia di studiare le lingue, il gufo verde resterà simpatico sul tuo schermo, ma il titolo continuerà a fare storia a sé. Per chi investe, la differenza tra affezionarsi a un’app e affezionarsi a un’azione è tutta qui.
