Exxon raddoppia l’utile a 15,4 miliardi: quel diesel caro arriverà anche al tuo pieno?
Exxon e Chevron chiudono il trimestre ai massimi storici grazie ai margini sul diesel, diventato scarso sui mercati. Per chi investe è vento favorevole; per chi fa il pieno in Italia il tetto di Eni regge fino a fine anno, poi si vedrà.

Venerdì 30 ottobre ExxonMobil ha chiuso il terzo trimestre 2026 con un utile GAAP di 15,4 miliardi di dollari. Un anno fa, nello stesso periodo, erano 7,5. Il risultato è raddoppiato in dodici mesi e il titolo ha toccato i massimi storici in Borsa.
Nella stessa seduta anche Chevron ha pubblicato i conti e festeggiato il record. Utile di 9,9 miliardi di dollari, pari a 5,06 dollari per azione diluita. Due colossi, due massimi storici, nello stesso giorno. Non capita spesso.
Il motore di questi numeri non è il barile di greggio. È la raffinazione, cioè il passaggio che trasforma il petrolio in benzina e gasolio. I margini di questa attività sono saliti con forza per l’impennata del prezzo del diesel.
Ed è qui che la notizia smette di riguardare solo Wall Street. Quel diesel finisce anche nel serbatoio di milioni di auto e camion italiani. Capire cosa sta succedendo serve prima di fare il prossimo pieno, non dopo.
Perché ExxonMobil e Chevron guadagnano il doppio sul diesel
Partiamo dai conti. Exxon ha chiuso il trimestre con un utile adjusted di 4,23 dollari per azione. Gli analisti si aspettavano circa 4,13. Il trimestre precedente l’utile era stato di 14,5 miliardi: la corsa non si è fermata.
Chevron ha fatto ancora meglio rispetto alle attese. L’utile adjusted è stato di 5,28 dollari per azione, contro un consenso di 4,88. Uno scarto ampio, che il mercato ha premiato con un rialzo di quasi il 2%. Exxon ha guadagnato oltre l’1%.
La spiegazione arriva dal lato dell’offerta. Secondo CNBC, attacchi a raffinerie in Russia e Medio Oriente hanno tolto dal mercato milioni di barili al giorno di capacità. Meno impianti attivi significa meno gasolio disponibile nel mondo.
Gli importatori si sono così rivolti alle raffinerie americane del Golfo, dove Exxon e Chevron sono di casa. Più domanda, stessa capacità, prezzi in salita. Il margine tra il costo del greggio e il prezzo del diesel si è allargato.
Questo è un punto da fissare bene. Il boom degli utili non nasce da una domanda di petrolio più forte. Nasce da una scarsità temporanea di un prodotto raffinato. È un vantaggio reale, ma costruito su una crisi di offerta altrui.
I margini di raffinazione, storicamente, salgono e scendono in fretta. Se gli impianti colpiti tornano a lavorare, la pressione sui prezzi si allenta. E il trimestre record può restare un episodio, non l’inizio di una nuova era.
Il diesel caro di Wall Street e il tetto di Eni alla pompa
Ora il lato che tocca te. Se hai azioni Exxon o Chevron, o un ETF sull’energia, questo trimestre è vento in poppa. I titoli sono ai massimi e i conti hanno battuto le stime. Ma il motivo del rally è lo stesso che può spegnerlo.
Entrare oggi sui massimi significa scommettere che la scarsità di diesel duri. Chi ha già il titolo in portafoglio incassa un guadagno legato a un fattore temporaneo. Vale la pena ricordarlo prima di inseguire il record.
Per chi invece l’energia la paga, al distributore, la storia cambia. Un diesel più caro sui mercati internazionali tende prima o poi a trasferirsi alla pompa. In Italia il gasolio alimenta auto, furgoni e i camion che portano le merci.
Qui entra in gioco Eni. Il 23 ottobre il gruppo ha confermato che il tetto al prezzo di benzina e diesel resterà in vigore fino alla fine del 2026. È una scelta opposta a quella americana: non lasciar correre i listini insieme ai margini.
Il tetto protegge, per ora, chi fa il pieno in Italia. Ma ha una scadenza precisa. Cosa succederà ai prezzi dopo il 31 dicembre è la domanda che nessuno ha ancora sciolto. Se i margini restano alti, il conto potrebbe arrivare con l’anno nuovo.
C’è poi un effetto indiretto. Il gasolio è il carburante della logistica. Quando sale, si muove il costo del trasporto di quasi tutto ciò che compri. Un margine record oltreoceano può pesare, con qualche mese di ritardo, sul carrello della spesa.
Cosa guardare nei prossimi giorni? Le indicazioni di Exxon e Chevron sui margini del quarto trimestre. L’eventuale rientro in produzione delle raffinerie russe e del Golfo citato da CNBC. E le mosse di Eni sul tetto ai prezzi all’avvicinarsi della scadenza.
Un’ultima nota di prudenza: un utile raddoppiato grazie a una crisi di offerta è un segnale forte, ma fragile. La stessa scarsità che gonfia i profitti oggi può sgonfiarsi senza preavviso. Meglio non leggere un trimestre eccezionale come una promessa per il prossimo.
FontiCNBCChevron Corp – Comunicato ufficiale (SEC 8-K)Yahoo Finance (LSEG)Yahoo FinanceANSA
