Ferrari alza le stime due volte nel 2026: il titolo a 39 volte gli utili è già nel tuo ETF
Terzo trimestre con ricavi a 1.896 milioni e utile a 431 milioni: Maranello alza di nuovo gli obiettivi 2026. Ma il titolo tratta a multipli altissimi e pesa nel FTSE MIB, cioè nei fondi di molti risparmiatori.

Ferrari chiude il terzo trimestre 2026 con 1.896 milioni di euro di ricavi, in crescita del 7%. A cambi costanti il passo sale al 10%. L’utile netto arriva a 431 milioni, +13%. E per la seconda volta nell’anno Maranello alza le stime sull’intero esercizio.
Non è un dettaglio. Quando un’azienda rivede al rialzo i propri obiettivi due volte in dodici mesi, sta dicendo che la domanda tiene più del previsto. Per Ferrari il motore sono il mix di modelli e le personalizzazioni, cioè gli allestimenti su misura che i clienti pagano a parte.
Il margine racconta la stessa storia. L’utile operativo (EBIT) sale a 563 milioni, +12%, con un balzo del 23% a cambi costanti. Il margine operativo tocca il 29,7%: quasi 30 euro di profitto ogni 100 di fatturato. Pochi gruppi industriali al mondo possono dire lo stesso.
Perché dovrebbe interessarti anche se una Ferrari non la comprerai mai? Perché il titolo è uno dei pesi massimi del FTSE MIB. Se hai un ETF sulla Borsa italiana, un fondo pensione o un PAC legato al listino domestico, una fetta di Ferrari è già tua.
Le nuove stime di Ferrari per il 2026
Ecco i numeri aggiornati. I ricavi attesi per l’intero 2026 salgono a circa 7,65 miliardi di euro. Il free cash flow industriale, cioè la cassa che resta dopo gli investimenti, è previsto fino a 1,65 miliardi. Sono obiettivi più alti rispetto a quelli indicati a inizio anno.
Sul fronte della redditività, l’EBITDA rettificato è atteso ad almeno 3,00 miliardi, con un margine di almeno il 39,2%. L’EBIT rettificato dovrebbe raggiungere almeno 2,285 miliardi, pari a un margine del 29,8%. Sono soglie minime, non tetti.
La parola chiave è “almeno”. Ferrari non promette un numero preciso, ma una base sotto cui non intende scendere. È un modo prudente di alzare l’asticella. Lascia spazio per sorprendere ancora, senza esporsi a delusioni se l’ultimo trimestre fosse più lento.
Il mercato ha apprezzato. A Piazza Affari il titolo si è mosso in rialzo nella seduta del 3 novembre. Le letture sull’ampiezza del movimento intraday divergono tra le fonti, quindi meglio non fissare una percentuale. Il segnale di fondo, però, è stato positivo.
Va ricordato che Ferrari è quotata sia a Milano sia a Wall Street. Il doppio listino amplifica l’attenzione internazionale sui conti. Per il FTSE MIB significa che il Cavallino non muove solo se stesso: trascina, nel bene e nel male, l’intero indice italiano.
C’è anche il tema cambi. La differenza tra +7% e +10% sui ricavi, o tra +12% e +23% sull’EBIT, dipende dall’euro forte. Ferrari vende in dollari e in altre valute, poi converte in euro. Un euro più caro riduce il valore contabile di quelle vendite.
Ferrari costa 39 volte gli utili: il nodo per chi ha il titolo in portafoglio
Qui arriva la parte scomoda. Ferrari tratta a multipli molto elevati, intorno a 39 volte gli utili. Significa che il prezzo di oggi sconta già anni di crescita futura. Per chi compra adesso non basta che i conti siano buoni: devono continuare a battere le attese.
Un multiplo così alto spiega perché il titolo a volte reagisce poco alle buone notizie. Il mercato “incassa” il rialzo delle stime e passa oltre. Chi si aspetta un balzo a ogni trimestrale rischia di restare deluso, anche quando l’azienda fa tutto bene.
Per chi ha un ETF sul FTSE MIB il discorso è diverso. Non devi decidere se Ferrari è cara o no: il peso del titolo nel tuo fondo è fissato dall’indice. Un trimestre forte sostiene il valore della quota, un trimestre debole la frena. Senza che tu muova un dito.
Lo stesso vale per i fondi sul lusso europeo, dove Ferrari è spesso tra le prime posizioni. In quel caso stai puntando sulla capacità del marchio di difendere i prezzi anche quando il consumatore medio tira la cinghia. Finora i numeri dicono che ci riesce.
La lezione da portare a casa è semplice. Una guidance alzata due volte è un fatto solido, non hype. Ma una guidance resta una previsione della società, non una garanzia. Dipende dai cambi, dalla domanda per le personalizzazioni e dai tempi di consegna dei nuovi modelli.
Attenzione anche alla trappola del “compra sui rumori, vendi sulla notizia”. I grandi investitori spesso si posizionano prima dei conti. Quando la notizia arriva, qualcuno porta a casa il guadagno. È una dinamica normale, da conoscere prima di inseguire un titolo sui massimi.
Cosa guardare adesso? La conference call con gli analisti del 3 novembre e le prime note delle case d’investimento nei prossimi giorni. Poi l’andamento del titolo nelle sedute successive, per capire se il rialzo regge o si sgonfia. Con un multiplo a 39, la prudenza non è pessimismo: è buon senso.
FontiFerrari N.V. – Comunicato ufficiale (GlobeNewswire)ANSAIl Sole 24 OreTeleborsaYahoo Finance (Reuters)
