GameStop voleva comprarsi eBay, sei volte più grande: ora fa dietrofront
Ryan Cohen valuta di ritirare l'offerta da 56 miliardi per eBay e puntare su una partnership. La storia di un colpo di teatro che i conti non hanno mai retto.
Foto: Aaryan Jain / Pexels
Se nel 2021 hai seguito la febbre GameStop, questa notizia ti riguarda. Il videogame retailer diventato simbolo dei piccoli investitori aveva lanciato un’offerta clamorosa: comprarsi eBay, un colosso dell’e-commerce sei volte più grande di lui. Ora, secondo un’indiscrezione di Bloomberg, il numero uno Ryan Cohen sta valutando di ritirare l’offerta da 56 miliardi di dollari e ripiegare su una semplice partnership. Un dietrofront che vale una lezione.
I numeri raccontano perché il piano non stava in piedi. GameStop aveva offerto 125 dollari per azione, metà in contanti e metà in proprie azioni. Peccato che da quando la proposta è emersa a maggio, il titolo GameStop sia sceso di circa il 28%, mentre eBay è salita del 7,6%: l’equazione dell’affare è saltata. Oggi GameStop capitalizza appena 8,6 miliardi di dollari e ha in cassa 8,4 miliardi. eBay, dall’altra parte, vale in Borsa quasi 50 miliardi. Un’acquisizione impossibile con le proprie sole forze.
Ed è qui il punto per chi investe. Essere azionista importante di una società non significa poterla comprare. GameStop, grazie agli acquisti degli ultimi mesi, controlla il 9,75% di eBay ed è il secondo socio dopo i fondi Vanguard: una posizione di peso, ma lontanissima dai numeri necessari per un takeover. Quando un piccolo prova a inghiottire un gigante finanziandosi con debito e azioni proprie, il mercato di solito non applaude. E infatti ha punito GameStop, non premiato.
Come ci è arrivata, GameStop, ad avere miliardi in cassa? Con la mania del 2021, quando i risparmiatori la trasformarono nel meme-stock per eccellenza e l’azienda ne approfittò per emettere azioni e fare cassa. Il business dei negozi fisici, intanto, si è ristretto: i videogiochi si comprano ormai online, come mostra anche il boom di pre-ordini che sta gonfiando titoli come Take-Two con GTA 6. L’alternativa che Cohen studia ora è più prosaica: una partnership che permetta a eBay di usare i circa 1.600 negozi americani di GameStop per spingere le categorie a margine alto, come carte da collezione e collezionabili, con qualche poltrona nel consiglio.
Non tutti si fidano. Michael Burry, l’investitore reso celebre dal film “La grande scommessa”, che pure aveva puntato su GameStop, ha rivelato di aver liquidato l’intera posizione proprio per il timore del debito legato all’operazione eBay. È il segnale di prudenza da tenere presente: le mosse spettacolari fanno notizia, ma non sempre creano valore per chi resta con le azioni in mano. Una partnership rischia molto meno di un’acquisizione da decine di miliardi, ma resta da capire quanto valga davvero, visto che pure eBay fatica a crescere.
La morale è la stessa che vale per ogni titolo diventato virale, dalle meme-stock alle IPO del momento come SpaceX inseguita dai piccoli: l’entusiasmo non paga le fatture. Ora l’occhio va alla decisione finale di Cohen: ritirata ordinata verso un accordo sostenibile, o l’ennesima puntata di una saga più rumorosa che redditizia.
