GameStop, utili quasi raddoppiati ma vendite giù del 20%: da dove arriva il profitto
La catena di videogiochi vola in Borsa sui conti preliminari del trimestre. Ma il vero motore del profitto non è la vendita di giochi: ecco cosa dovresti guardare davvero.
Foto: Jonathan Cooper / Pexels
Chi ha comprato o rivenduto videogiochi usati conosce bene le insegne di GameStop, la catena diventata poi il simbolo della febbre da meme stock del 2021. Oggi il titolo torna protagonista a Wall Street, con un balzo di circa il 4-5% in avvio di seduta dopo la diffusione dei conti preliminari del secondo trimestre (le 13 settimane chiuse il 1° agosto 2026). Il numero che colpisce, però, è un altro: le vendite sono attese tra 780 e 800 milioni di dollari, in calo dai 972,2 milioni dello stesso periodo dell’anno prima, quasi il 20% in meno.
Eppure i profitti volano. La società stima un utile operativo tra 150 e 170 milioni, contro i 66,4 milioni di un anno fa: più del doppio. E l’utile netto è previsto tra 290 e 310 milioni, contro i 168,6 milioni del secondo trimestre 2025. Sulla carta, quindi, GameStop guadagna molto di più pur vendendo molto di meno. Un paradosso che merita una spiegazione, perché racconta cosa è diventata davvero questa azienda.
La risposta sta nei conti finanziari, non negli scaffali. L’utile del trimestre include circa 238 milioni di dollari di plusvalenze nette legate all’investimento in eBay (una posizione in derivati convertita in partecipazione azionaria diretta), ridotte da una perdita di circa 75 milioni su asset digitali, ossia le riserve in Bitcoin. In altre parole: il grosso del profitto arriva da scommesse sul mercato, non dal core business della vendita di giochi, che invece si contrae.
È un meccanismo che il piccolo investitore ha già visto altrove: quando un pezzo importante dell’utile non nasce dall’attività operativa, il rischio è confondere una plusvalenza contabile con un business che tira. Vale lo stesso ragionamento fatto per Affirm, il cui utile record era per metà un regalo del fisco. Qui il titolo è salito anche per un secondo motivo tecnico: GameStop ha modificato lo scambio dei suoi bond convertibili da 1,4 miliardi, decidendo di regolare circa 358,4 milioni in contanti invece che in azioni. Meno nuove azioni emesse significa meno diluizione per chi già possiede il titolo, e questo al mercato piace.
Serve però prudenza. Sono cifre preliminari e non ancora certificate, e le plusvalenze su partecipazioni e asset volatili possono girarsi nel trimestre successivo con la stessa velocità con cui sono arrivate. Il calo delle vendite, invece, ha ragioni strutturali: chiusure di negozi, l’uscita dal mercato francese e il confronto con l’anno scorso, gonfiato dal lancio della nuova console Nintendo. È la stessa lettura a due facce vista con Best Buy, che ha battuto le stime ma non ha convinto sul business di fondo.
La domanda da tenere a mente, guardando ai conti definitivi, è semplice: GameStop è tornata a essere un’azienda che vende di più, o è ormai un contenitore di liquidità e investimenti che ogni tanto centra la scommessa giusta? Per chi valuta il titolo, distinguere tra le due cose fa tutta la differenza.
FontiGameStop Corp. (comunicato ufficiale)Yahoo FinanceCNBCSEC – Form 8-K GameStop
