Netflix -25% in Borsa, stasera i conti: l’abbonamento che paghi vale più delle azioni?
Netflix pubblica stasera i conti del terzo trimestre con il titolo a -25% nel 2026, 1.000 tagli al personale e cinque banche che hanno abbassato il target. I ricavi però crescono: cosa cambia per chi ha ETF USA in portafoglio e paga il canone ogni mese.

Netflix presenta stasera, dopo la chiusura di Wall Street, i conti del terzo trimestre 2026. Lo fa da una posizione scomoda: il titolo ha perso oltre il 25% da inizio anno. Per la regina dello streaming è un esame più delicato del solito.
I numeri del tracollo sono netti. Venerdì l’azione ha chiuso intorno ai 70 dollari, contro i 93,76 dollari di fine 2025. Dal massimo di metà aprile il calo sfiora il 35%. In sei mesi un terzo del valore è sparito.
Perché dovrebbe interessare chi vive in Italia? Per due motivi concreti. Netflix è dentro quasi ogni ETF sull’S&P 500 o sul Nasdaq, quindi in molti PAC e fondi pensione. E milioni di famiglie italiane le versano un canone ogni mese.
Il paradosso è che l’azienda, sulla carta, cresce. Gli analisti attendono un utile per azione di 0,82 dollari su ricavi per 12,88 miliardi, cioè un +12% rispetto a un anno fa. Netflix stessa aveva indicato 0,82 dollari e 12,86 miliardi. Nessun segnale di crisi dei ricavi, insomma.
Netflix taglia 1.000 posti e cambia il capo dei contenuti
Eppure dentro la società si muove parecchio. Netflix ha tagliato il 6% della forza lavoro, circa 1.000 dipendenti. È la sforbiciata più ampia dal 2022. Chi taglia così tanto sta difendendo i margini, non solo “ottimizzando”.
Poi c’è il cambio al vertice creativo. Al posto di Bela Bajaria arriva Peter Rice, ex dirigente Disney, come nuovo chief content officer. Il mercato non ha gradito: il titolo è sceso quasi del 3% il giorno dell’annuncio. Cambiare chi decide film e serie, per Netflix, è come cambiare il motore.
Le banche d’affari hanno preso nota. Solo a ottobre cinque istituti hanno abbassato il target price, il prezzo obiettivo a dodici mesi. Wedbush è passata a 90 dollari da 105, BMO Capital a 125 da 135, KeyBanc a 85 da 92. Barclays è scesa a 70 da 80, Morgan Stanley a 80 da 83.
Il dettaglio che conta è la distanza tra queste cifre. Barclays vede il titolo fermo dov’è oggi, a 70 dollari. BMO lo immagina a 125, quasi l’80% più in alto. Quando gli esperti divergono così tanto, significa che nessuno ha davvero il quadro in mano.
Non tutti però remano contro. A inizio ottobre Deutsche Bank ha alzato il giudizio a “Buy” da “Hold”, con obiettivo 95 dollari. La tesi: la crescita internazionale di Netflix sarebbe sottovalutata dal mercato. Una voce fuori dal coro, da pesare con la stessa cautela delle altre.
Su quel fronte arriva una mossa concreta. Netflix ha firmato il più grande accordo di contenuti della sua storia con la brasiliana Globo. In arrivo 18 titoli, tra cui 14 film e tre telenovelas, dal 18 dicembre fino a metà 2027. È una scommessa sui mercati internazionali, la stessa su cui punta Deutsche Bank.
Dal PAC alla bolletta dello streaming: dove Netflix tocca gli italiani
Chi ha un piano di accumulo su un ETF americano possiede un pezzetto di Netflix senza averlo scelto. Lo stesso vale per molti fondi pensione con una quota azionaria globale. Un -25% su un singolo titolo pesa poco sul totale, ma non è zero.
Con Piazza Affari il legame diretto non c’è. L’effetto arriva per via indiretta, attraverso il Nasdaq e i grandi indici USA. E tramite il portafoglio di chi ha comprato l’azione singola, magari attratto dai massimi di primavera.
Proprio qui serve la lucidità. Chi è entrato a metà aprile, sul picco, oggi conta un -35% circa. È il classico copione: si compra quando tutti ne parlano bene e si resta col cerino. “Compra sui rumori, vendi sulla notizia” vale anche per il colosso delle serie.
Le trimestrali di Netflix, in più, hanno un vizio noto. Storicamente muovono il titolo in modo molto ampio, in entrambe le direzioni. Un buon numero stasera può cancellare settimane di cali. Un numero deludente può aggiungere un’altra gamba in discesa. Scommettere prima dei conti è una lotteria, non un investimento.
Dal lato dell’abbonato, la storia è diversa. I ricavi previsti in crescita del 12% dicono che il canone continua a entrare. I tagli ai costi e il nuovo capo dei contenuti servono a far rendere di più ogni euro incassato. Per chi paga ogni mese, la domanda vera è se il catalogo reggerà il cambio di guida.
Cosa guardare stasera, allora? La call con gli analisti dopo i conti: la guidance per il quarto trimestre, cioè le previsioni dell’azienda. Eventuali novità sul dividendo, che Netflix non ha mai pagato. E la prima reazione del titolo nel dopo-borsa, spesso già molto indicativa.
Un’ultima avvertenza. Tutte le cifre di oggi sono stime pre-trimestrale, non risultati. Stasera il quadro può ribaltarsi in pochi minuti. Chi ha Netflix in portafoglio farà bene ad aspettare i numeri veri prima di muoversi in una direzione o nell’altra.
FontiYahoo Finance – Netflix stock down 25% as Q3 earnings loomYahoo Finance – NFLX Globo content dealYahoo Finance – Deutsche Bank upgrade
