Nike ai minimi dal 2013, -45% in un anno: scarpe in saldo, fondo pensione in rosso?
Ricavi sotto le attese, nuovi tagli al personale e previsioni in calo fino al 2027: il titolo Nike chiude a 33,80 dollari, -45% da gennaio. Cosa cambia per chi la possiede tramite ETF e per chi deve comprare un paio di scarpe.

Nike chiude la settimana a circa 33,80 dollari, il prezzo più basso dal settembre 2013. Il tonfo di venerdì 2 ottobre segue i conti del primo trimestre fiscale, pubblicati giovedì. Ricavi sotto le attese, previsioni fosche e nuovi tagli al personale: Wall Street ha venduto senza esitare.
Da inizio anno il titolo perde circa il 45%. In pratica, il marchio dello swoosh vale oggi poco più della metà di gennaio. Per chi lo ha in portafoglio, direttamente o tramite un fondo, il conto è pesante.
Attenzione, perché Nike non è un titolo qualunque. Fa parte del Dow Jones e dell’S&P 500, gli indici replicati da buona parte degli ETF azionari americani. Molti risparmiatori italiani la possiedono senza saperlo, dentro un piano di accumulo o un fondo pensione.
Prima di capire quanto pesa sui tuoi risparmi, vediamo i numeri. Il dettaglio dei conti spiega sia la paura del mercato sia l’ottimismo, raro, di qualche analista. E dice quanto tempo servirà, nella migliore delle ipotesi, per rivedere la crescita.
I conti di Nike: ricavi giù, utili su, prospettive peggiori
I ricavi del trimestre si fermano a 11,21 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano tra 11,33 e 11,35 miliardi. Rispetto a un anno fa il calo è del 4%, che diventa 5% a cambi costanti. Non un disastro, ma una conferma: la domanda per i prodotti Nike continua a raffreddarsi.
Sul fronte degli utili la storia è diversa. L’utile per azione arriva a 0,48 dollari, contro stime tra 0,43 e 0,44. Nike, insomma, guadagna più del previsto su ogni paio venduto. Ma lo fa vendendo meno, e il mercato guarda prima di tutto alla crescita.
Il vero colpo arriva dalle previsioni. Per l’anno fiscale 2027 l’azienda si aspetta ricavi in calo «high single digit», cioè vicino alla doppia cifra. Tradotto: il peggio non è alle spalle. E per contenere i costi parte un nuovo piano di riduzione del personale dal 2027.
Il programma si chiama «Pace» e punta a 2,5 miliardi di dollari di risparmi cumulati entro il 2031. Un orizzonte lunghissimo per chi investe oggi. Secondo la stessa Nike, gli effetti concreti non si vedranno prima del 2029. La crescita vera, invece, non è attesa prima dell’Investor Day di novembre.
Gli analisti non hanno aspettato. Bank of America aveva già declassato il titolo a «Underperform» il 29 settembre, con il prezzo obiettivo tagliato da 47 a 30 dollari. Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wells Fargo restano scettici: alcuni vedono ancora cali del 15-17%.
Il quadro è completato da un segnale simbolico. Nike è uscita di recente dall’indice S&P 100, dopo quasi vent’anni tra le cento big americane. Non cambia nulla nei conti. Ma dice molto su quanto si sia ridimensionato il marchio agli occhi del mercato.
Dai fondi pensione alle scarpe in saldo: il doppio effetto Nike sul lettore
Veniamo a te. Se hai un ETF sull’S&P 500 o sul Dow Jones, un pezzetto di Nike è tuo. Il peso è piccolo, e si è ridotto proprio con il crollo. Ma un -45% in un anno è una zavorra. Frena la performance del tuo fondo anche quando l’indice sale.
Lo stesso vale per i fondi pensione e le polizze che replicano gli indici americani. Nessuno ti ha avvisato, perché nessuno lo fa. È il prezzo della diversificazione: assorbi i crolli dei singoli nomi, ma nessuno di loro può affondarti da solo.
C’è però un rovescio della medaglia, meno doloroso. Per smaltire il magazzino invenduto, Nike potrebbe spingere forte sugli sconti. Per il consumatore italiano significa scarpe e capi sportivi più economici nei prossimi mesi. Il tuo prossimo acquisto potrebbe costare meno proprio grazie a questa crisi.
E chi pensa all’occasione in Borsa? Qualche voce la vede. Bernstein e CFRA considerano i prezzi attuali un possibile punto di ingresso, dopo il forte ridimensionamento delle attese. Ragionamento classico: quando tutti hanno già venduto, resta poco da vendere.
Qui serve freddezza. Un titolo sui minimi di 13 anni non è automaticamente a buon mercato. Lo abbiamo visto con altri marchi storici in difficoltà, come nel caso di Scholastic: il nome non basta se i conti non girano. Nike guadagna ancora, ma vende meno ogni trimestre.
Un ultimo dettaglio tecnico, spiegato semplice. L’interesse allo scoperto, cioè le scommesse al ribasso sul titolo, supera il 7% del flottante. Molti investitori puntano su ulteriori cali. Se arriva una notizia buona, devono ricomprare in fretta: i rimbalzi diventano violenti, ma anche i tonfi.
Il prossimo appuntamento è l’Investor Day di novembre 2026. Il management dovrebbe spiegare il piano quinquennale e i tempi del recupero in Cina ed Europa. Sarà lì che il mercato deciderà se questo minimo è un fondo o solo una tappa.
Fino ad allora, meglio guardare i numeri più dei titoli. Il -45% racconta il passato, non il futuro. Chi ha Nike dentro un ETF non ha motivo di agitarsi. Chi guarda al singolo titolo deve mettere in conto mesi di volatilità e un piano che darà frutti, se li darà, solo nel 2029.
FontiCNBC – Nike shares tumble after weak revenue outlook and layoff plans underwayCNBC – Nike falls to 13-year low. Why analysts don't think the selling is over yetYahoo Finance – Nike Shares Fall Nearly 9% After Revenue Miss and Fiscal 2027 OutlookYahoo Finance – Bank of America Harshly Resets Nike Stock Target For 2026
