Oro, brusco dietrofront dai massimi: minimo di sei mesi dopo un anno di corsa
Dopo una cavalcata storica, l'oro cambia passo: a metà giugno ha toccato un minimo di sei mesi, circa il 23% sotto il record di gennaio. Pesano i timori sui tassi e la presa di profitto, mentre gli ETF vedono deflussi.
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Dopo un anno di corsa quasi senza precedenti, l’oro ha cambiato passo. Il metallo ha toccato a metà giugno un minimo di sei mesi e oggi viaggia intorno ai 4.200 dollari l’oncia (dati Twelve Data): un brusco dietrofront, circa il 23% sotto il record di 5.418 dollari segnato a gennaio.
Il contesto rende il calo ancora più vistoso. Il 2025 era stato eccezionale — secondo il World Gold Council oltre il 60% di rendimento e più di 50 massimi storici, il quarto miglior anno dal 1971 — e la corsa era proseguita fino al picco di gennaio. Da lì l’inversione: solo nell’ultima settimana di metà giugno l’oro ha perso circa il 6,3%.
Perché l’oro è uscito di moda
A pesare è soprattutto il fronte dei tassi. Il timore che un’inflazione più alta costringa la Federal Reserve a tenere i tassi fermi — o addirittura a rialzarli — rende meno attraente un bene che non paga cedole. A questo si aggiunge la presa di profitto dopo il rally straordinario: JPMorgan parla di un ritiro generalizzato del cosiddetto “debasement trade”, con deflussi dagli ETF sull’oro e posizioni sui futures in indebolimento.
Cosa resta sotto
Non tutto il quadro è negativo. La domanda strutturale delle banche centrali — protagoniste della corsa degli ultimi anni — resta un sostegno di fondo, e una nuova ondata di tensione geopolitica potrebbe riaccendere la richiesta di bene rifugio. Ma per ora lo slancio si è raffreddato.
Una nota di metodo, da rivista: le correzioni dopo rialzi così ampi sono fisiologiche e non cancellano il quadro di lungo periodo. L’oro resta uno strumento di diversificazione, non una scommessa a senso unico: i record passati non garantiscono quelli futuri, e nemmeno i ribassi.
FontiCNBC · Yahoo Finance · World Gold Council
