Wall Street chiude agosto in trionfo, ma settembre è il mese che gli investitori temono di più
Wall Street archivia il quinto mese di rialzi, ma la storia dice che settembre è l'unico mese in media negativo. Cosa significa davvero per i tuoi risparmi, tra dati e falsi allarmi.
Foto: RDNE Stock project / Pexels
Hai aperto l’app del tuo fondo o del tuo ETF e hai visto un agosto da incorniciare: Wall Street ha appena archiviato il quinto mese consecutivo di rialzi, con l’S&P 500 di nuovo vicino ai massimi storici. Poi, puntuale, arriva il promemoria che ogni anno mette in agitazione gli investitori: settembre è storicamente il mese peggiore per le azioni, l’unico che in media chiude in rosso. Vale la pena capire quanto conti davvero questo dato prima di prendere decisioni affrettate sui propri risparmi.
I numeri spiegano la fama. Ad agosto l’S&P 500 ha guadagnato il 2,6% e il Nasdaq il 3,9%, mentre il Dow Jones ha messo a segno l’1,3%. Ma guardando indietro fino al 1950, a settembre il Dow ha perso in media lo 0,8% e l’S&P 500 lo 0,7%; secondo i dati di Bank of America, il calo medio dell’indice nel mese arriva a sfiorare l’1,2%. È l’unico mese del calendario con una media storica negativa: da qui la battuta ricorrente sul “mese più crudele” per chi ha soldi in Borsa.
Cosa significa per te? Innanzitutto che una media non è una condanna. La stagionalità è la fotografia di decine di settembre molto diversi tra loro, non una previsione su cosa accadrà nelle prossime quattro settimane. Chi liquida tutto solo perché “è settembre” rischia di uscire proprio mentre il rialzo prosegue, pagando tasse sulle plusvalenze e commissioni per un timore puramente statistico. La storia dei mercati è piena di ribassi annunciati che non sono mai arrivati.
Il punto più serio è un altro: il mercato affronta questo passaggio decisamente carico. I profitti ante imposte delle aziende americane hanno toccato numeri record — nel secondo trimestre hanno raggiunto 4.800 miliardi di dollari, pari al 18% del reddito nazionale, la quota più alta almeno dal 1950. Quando le valutazioni sono tirate e le aspettative altissime, bastano poche notizie sgradite per far scattare le vendite. Non a caso il rischio più citato resta la banca centrale: come abbiamo raccontato quando la Fed è tornata a parlare di un possibile rialzo dei tassi, il costo del denaro può cambiare in fretta l’umore di Wall Street.
Attenzione, però, a non ribaltare la superstizione al contrario e vendere per principio. Diversi strateghi ricordano che quando agosto chiude positivo e l’indice viaggia con un guadagno annuo tra il 10% e il 17,5% — esattamente la fotografia del 2026 — settembre ha reso in media l’1,0% dal secondo dopoguerra. E la storia recente lo conferma: sia nel 2024 sia nel 2025 il mese si è chiuso in verde, spezzando la serie negativa. La stagionalità, insomma, è un indicatore di rischio da tenere d’occhio, non un pulsante di vendita automatica.
Il punto per chi investe con la testa è semplice: settembre invita alla prudenza, non al panico. Più che indovinare il giorno esatto di un’eventuale correzione, conviene verificare quanto rischio si ha davvero in portafoglio, evitare di inseguire i massimi con acquisti impulsivi e magari tenere un po’ di liquidità pronta per approfittare degli storni. Il calendario può mettere ansia, ma le decisioni migliori restano quelle costruite sui propri obiettivi e sul proprio orizzonte temporale, non sul mese stampato in alto sullo schermo.
