ASML, l’azienda che fa le macchine per i chip AI, alza le stime: ecco perché conta
Il monopolista olandese della litografia EUV batte le attese e rivede al rialzo i ricavi 2026 a 43-45 miliardi. Un segnale su quanto sia reale il boom dell'intelligenza artificiale.
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Non ne senti mai parlare al bar, eppure senza le sue macchine non esisterebbe un solo chip avanzato per l’intelligenza artificiale: ASML, il colosso olandese che costruisce i macchinari per stampare i circuiti più sofisticati del mondo, ha pubblicato i conti del secondo trimestre e ha alzato le stime per l’intero 2026. La società ora prevede ricavi annui tra 43 e 45 miliardi di euro, contro i 36-40 miliardi indicati solo tre mesi fa: un salto che dice molto sullo stato di salute della corsa all’AI.
I numeri del trimestre spiegano l’ottimismo. ASML ha incassato 9,3 miliardi di euro di ricavi, sopra il tetto della sua stessa guidance (8,4-9,0 miliardi), con un margine lordo salito al 54% e un utile netto di 2,9 miliardi. Per il trimestre in corso l’azienda punta a ricavi tra 11 e 12 miliardi, con un margine ancora più alto (55-57%). In parallelo ha distribuito un dividendo intermedio di 1,88 euro per azione e riacquistato azioni proprie per 1,1 miliardi.
Perché dovrebbe interessarti se non hai in portafoglio il titolo? Perché ASML è di fatto un monopolio: è l’unica al mondo a produrre le macchine per la litografia a ultravioletti estremi (EUV), quelle indispensabili per i chip più potenti. Quando un fornitore così a monte della filiera alza le previsioni, sta dicendo che i suoi clienti stanno ordinando più capacità produttiva. In altre parole, il boom dei chip per l’AI, almeno per ora, sembra fatto di ordini veri e non solo di entusiasmo da comunicati stampa.
I clienti di ASML sono i nomi che trovi dentro ogni tuo dispositivo: TSMC, la fabbrica dei chip di iPhone e Nvidia, insieme a Samsung, Intel e ai produttori di memorie come SK Hynix. Sono loro che comprano i macchinari da decine di milioni l’uno per allargare gli stabilimenti. Non a caso ASML ha annunciato di voler aumentare del 30% la propria capacità produttiva nel 2027: un impegno che si prende solo se la domanda è considerata solida e duratura.
Attenzione però a non leggere questi conti come una promessa. Il settore dei semiconduttori è storicamente ciclico: agli anni di ordini record seguono spesso frenate brusche, e ASML dipende da pochissimi grandi clienti e da un contesto geopolitico delicato, con le restrizioni USA all’export verso la Cina sempre sullo sfondo. Un titolo così legato all’AI viaggia inoltre su valutazioni elevate: basta un trimestre di ordini in calo perché il mercato cambi umore in fretta, come già visto su altre stelle del settore.
Il punto per chi guarda da fuori è questo: ASML resta il miglior termometro per capire se la spesa in AI sta davvero reggendo. La prossima cosa da osservare non sono i ricavi passati, ma gli ordini futuri e la capacità dei suoi clienti di trasformare tutti questi investimenti in profitti reali. Finché le macchine continuano a partire dai magazzini di Veldhoven, il motore dell’AI gira. Il giorno in cui rallenteranno, lo sapremo prima da qui che dai proclami delle Big Tech.
