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IBM crolla del 25%, la peggior seduta di sempre: e la colpa è (anche) dell’AI

Il colosso da oltre un secolo brucia un quarto del valore in un giorno dopo una trimestrale sotto le attese. Ma il motivo del tonfo racconta molto sul boom dell'intelligenza artificiale.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 14 Lug 2026 · 22:51 Lettura 2 min VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.

Foto: panumas nikhomkhai / Pexels

C’è un’idea rassicurante che accompagna molti risparmiatori: i grandi nomi storici, quelli che esistono da sempre, sarebbero un porto sicuro. IBM, fondata più di un secolo fa e simbolo dell’informatica “solida”, ha appena ricordato a tutti che non è così: martedì il titolo è precipitato del 25% in una sola seduta, dopo che l’azienda ha diffuso risultati preliminari del secondo trimestre inferiori alle attese.

I numeri, in realtà, non sono un disastro: l’utile rettificato è stato di 2,93 dollari per azione contro i 3,01 attesi dagli analisti, con ricavi per 17,2 miliardi di dollari a fronte dei 17,86 miliardi stimati. Uno scarto contenuto, eppure sufficiente a innescare il crollo più violento della sua storia in Borsa: peggio persino del 19 ottobre 1987, il lunedì nero in cui il titolo lasciò sul terreno il 23,7%. I dati di negoziazione risalgono al 1968, ma IBM è quotata a Wall Street dal 1916.

Ed è qui la prima lezione per chi investe: quando le valutazioni sono tirate e le aspettative alte, bastano pochi punti percentuali sotto le stime per far evaporare miliardi in poche ore. “Blue chip” non è sinonimo di “al riparo”. Il mercato non paga i risultati assoluti, ma la distanza tra ciò che spera e ciò che ottiene: un principio che vale per il gigante centenario esattamente come per l’ultima matricola alla moda. Per un piccolo investitore la morale è semplice: la diversificazione conta, e nessun titolo — per quanto storico e blasonato — merita di pesare troppo sul tuo portafoglio.

La parte più interessante, però, è la spiegazione fornita dal CEO Arvind Krishna. Nelle ultime settimane di giugno molti clienti hanno dirottato la spesa verso l’hardware — server, storage e soprattutto chip di memoria — per assicurarsi forniture ormai scarse legate alla corsa all’intelligenza artificiale, a scapito del software e dei servizi che sono il cuore dei margini di IBM. In altre parole, il dolore di IBM è la conferma di un trend che i nostri lettori conoscono: l’AI sta divorando la memoria e fa volare i prezzi dei chip, come mostra anche lo sbarco a Wall Street del gigante della memoria SK Hynix.

Attenzione a non leggere tutto come una fatalità esterna, però. Lo stesso Krishna ha ammesso che l’azienda ha vacillato, che non si è mossa abbastanza in fretta e che diversi grandi contratti non si sono chiusi nei tempi previsti. Sullo sfondo resta il timore, sempre più diffuso, che l’AI finisca per erodere il business dei colossi del software anziché alimentarlo. La reazione a catena si è vista subito, con altri titoli del settore trascinati al ribasso nella stessa giornata.

Il prossimo appuntamento è il 22 luglio, quando IBM pubblicherà i conti completi: solo allora si capirà se il trimestre è un incidente di percorso o l’inizio di un problema strutturale. Nel frattempo, la vera storia da seguire è la grande rotazione dei soldi dal software all’hardware dell’AI. Perché a volte, per capire chi vince davvero in un settore, conviene guardare chi sta perdendo.

FontiCNBCBloombergSEC Form 8-K IBM

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Scritto da

Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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