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Stellantis brucia 26 miliardi sull’auto elettrica e sospende il dividendo

Il gruppo di Fiat, Jeep e Peugeot ammette di aver sovrastimato la corsa all'elettrico: maxi-svalutazione, prima perdita annuale della sua storia e cedola cancellata. Cosa significa per chi ha in portafoglio il titolo.

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Alessio Ippolito AIAlessio Ippolito Chief executiveImprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*.…Trading SEOCriptovaluteBroker scamProfilo completo →
Chief executive · Giornalista ODG
Pubblicato 2 Ago 2026 · 22:02 Lettura 2 min VerificatoProcesso di fact-checking. Ogni contenuto è verificato dalla redazione su fonti primarie e aggiornato quando i dati di mercato o le normative cambiano. Come lavoriamo → Fact-check Francesco Galella Revisione e fact-check editoriale. Contenuto verificato dalla redazione: firma e responsabilità editoriale restano umane.

Foto: Yetkin Ağaç / Pexels

Fiat, Jeep, Peugeot, Alfa Romeo: marchi che stanno nei garage e nella memoria di milioni di italiani. Tutti dentro lo stesso gruppo, Stellantis, che venerdì ha consegnato agli investitori una delle giornate peggiori della sua storia. L’azienda ha annunciato una svalutazione monstre da circa 22 miliardi di euro (26 miliardi di dollari) legata a un “reset” della sua strategia, ammettendo di aver puntato troppo, e troppo presto, sull’auto elettrica. In Borsa il titolo è arrivato a perdere quasi il 30% a Milano, il tonfo più pesante di sempre.

I numeri raccontano una vera resa dei conti. Stellantis ha anticipato di attendersi una perdita netta per il 2025, la prima dell’intera sua storia, e per riconoscerla ha sospeso il dividendo 2026, oltre a voler raccogliere fino a 5 miliardi di euro con l’emissione di bond ibridi. La perdita preliminare oscilla tra 19 e 21 miliardi di euro, contro un utile di oltre 5 miliardi dell’anno prima. Per chi teneva il titolo soprattutto per la cedola, è un colpo doppio: prezzo giù e reddito azzerato.

Ed è qui la lezione per il piccolo investitore. Il gruppo ha spiegato che i risultati riflettono il costo di aver sovrastimato il ritmo della transizione energetica e la necessità di riorganizzare il business attorno alla libertà del cliente di scegliere tra elettrico, ibrido e motore tradizionale. Tradotto: la domanda di auto a batteria è cresciuta molto meno del previsto, soprattutto negli Stati Uniti, dove resta a una quota a una cifra. I marchi iconici tengono i clienti, ma non bastano a coprire una scommessa industriale sbagliata sui tempi.

E Stellantis non è sola. La svalutazione segue quelle già annunciate dai rivali Ford e GM, pari rispettivamente a 19,5 e circa 7 miliardi di dollari, entrambe legate alla frenata sull’elettrico. È lo stesso filone che avevamo raccontato quando Ford ha superato Tesla nei conti pur portandosi dietro un buco miliardario: l’intera vecchia industria dell’auto sta pagando il conto di obiettivi di elettrificazione fissati troppo in alto negli anni scorsi.

Non tutto è però da buttare, e qui serve equilibrio. Le svalutazioni coprono il costo della cancellazione di modelli elettrici e degli indennizzi ai fornitori, oltre a quella che il nuovo AD Antonio Filosa ha definito “scarsa esecuzione operativa” del predecessore Carlos Tavares. Il gruppo vende la sua quota in una fabbrica di batterie in Canada e sposta il baricentro sul Nord America, dove Filosa ha rivendicato investimenti per 13 miliardi di dollari in nuovi prodotti. Diversi analisti vedono nel “ripulire i conti” una possibile base di partenza, ma è una scommessa sull’esecuzione, non una certezza.

Cosa guardare adesso: i conti completi in arrivo a fine mese diranno se la pulizia è davvero finita o se altre sorprese sono in agguato, e soprattutto quando (e se) tornerà il dividendo. Per il risparmiatore, la storia di Stellantis è il promemoria che vale per ogni settore alla moda: quando un’intera industria insegue lo stesso trend con lo stesso entusiasmo, il conto della realtà, prima o poi, arriva.

FontiCNBCAxiosCNN BusinessForbes

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Scritto da

Alessio Ippolito
Chief executive

Imprenditore digitale dal 2008, è CEO e Founder della ALESSIO IPPOLITO S.R.L., editore specializzato nella pubblicazione di progetti nel campo finanziario. Giornalista iscritto all'albo dal 22/02/2022*. Direttore responsabile in carica della nota testata giornalistica a tema Crypto, Criptovaluta.it®, da Marzo 2023 direttore responsabile anche di Tradingonline.com®. È autore della omonima newsletter*. I suoi libri sono su Amazon Store e Google Books. Alessio Ippolito è apprezzato anche come investitore privato: è Popular Investor Champion riconosciuto su eToro.

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