Ford supera Tesla e vola in Borsa, ma nei conti c’è un buco da 1,3 miliardi
La vecchia Detroit batte le attese e alza le stime di profitto per il 2026. Ma sotto il rialzo del titolo c'è una perdita netta e ricavi in calo: ecco cosa guardare davvero.
Foto: Sebastian Dziomba / Pexels
C’è un’auto che quasi tutti conoscono, il pick-up Ford F-150, e in questi giorni racconta una storia che vale più di mille grafici. Mentre le tech dell’intelligenza artificiale monopolizzano i titoli, il vecchio marchio di Detroit ha battuto Wall Street: utile per azione rettificato di 42 centesimi contro i 35 attesi, con il titolo che è salito di circa il 6-7% subito dopo i conti.
I numeri, letti bene, sono a due facce. L’utile operativo rettificato (EBIT) del trimestre è stato di 2,5 miliardi di dollari, in crescita di 400 milioni sull’anno prima, con un margine del 5,2%. Ma i ricavi dell’automotive sono scesi del 4% a 44,89 miliardi, sotto le attese degli analisti. E soprattutto: sul risultato netto Ford ha chiuso il trimestre con una perdita di 1,3 miliardi di dollari, contro i soli 36 milioni di rosso di un anno fa.
Perché allora il mercato festeggia? Perché conta la rotta, non solo il singolo trimestre. Ford ha alzato le stime di profitto per l’intero 2026, portando l’EBIT rettificato atteso a 10-11 miliardi (dal precedente 8,5-10,5 miliardi) e la generazione di cassa libera a 6-7 miliardi. Citi ha promosso il titolo a “buy” con obiettivo a 20 dollari, dopo che alla vigilia Jefferies aveva alzato il giudizio sia su Ford sia su General Motors. La lezione per il piccolo investitore è la stessa che stiamo vedendo in questa stagione di trimestrali: Wall Street compra le prospettive, e a volte premia i marchi “noiosi” più delle promesse futuristiche.
Il contrasto è vistoso proprio con l’icona dell’auto del futuro. Secondo 24/7 Wall St., nel 2026 il titolo Ford guadagna circa il 17%, mentre Tesla perde intorno a un terzo del suo valore. A trainare i profitti di Ford non sono le auto elettriche, ma i pick-up della gamma F-Series e soprattutto Ford Pro, la divisione dei veicoli commerciali e dei servizi alle flotte: business poco glamour ma ad alto margine. È lo stesso copione che abbiamo raccontato quando Coca-Cola ha battuto Wall Street senza l’AI, e che pesa anche sulla corsa alla mobilità del futuro di cui parlavamo con la guerra dei robotaxi tra Waymo e Uber.
Attenzione però a non inseguire l’entusiasmo. Sotto i titoli trionfali restano crepe concrete: i volumi di vendita negli Stati Uniti nel trimestre sono calati del 10%, appesantiti dalla debolezza dell’elettrico, e Ford sta ancora gestendo il piano di recupero dopo l’incendio agli stabilimenti di alluminio Novelis, con il grosso del miglioramento promesso concentrato solo nella seconda metà dell’anno. Una perdita netta da 1,3 miliardi non è un dettaglio: significa che i numeri rettificati raccontano una redditività che il bilancio, per ora, non conferma del tutto. Il generoso dividendo, con rendimento vicino al 4%, è una consolazione ma non una garanzia.
Cosa guardare adesso: se davvero il secondo trimestre è stato il punto più basso dei volumi, come sostiene il management, la ripresa della produzione post-Novelis dovrebbe vedersi nei conti autunnali. È lì, e non nel rimbalzo di una sola giornata, che si capirà se la scommessa sulla “vecchia” Detroit ha basi solide o se il mercato ha comprato più la narrativa che la sostanza.
