Waymo scarica Uber (e brucia 6 miliardi): la guerra dei robotaxi ti riguarda
Venerdì il titolo Uber è crollato dopo l'indiscrezione che Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, vuole fare da sola. È il primo strappo di una guerra che deciderà chi incassa i soldi della mobilità del futuro.
Foto: Abhishek Navlakha / Pexels
Immagina di aprire l’app per chiamare un’auto e di scoprire che il taxi senza autista che ti viene incontro non è più “targato” Uber, ma di un concorrente diretto. È lo scenario che venerdì ha spaventato Wall Street: il titolo Uber ha perso più del 4% in una sola seduta dopo la notizia che Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, sta valutando di chiudere la partnership che oggi porta i suoi robotaxi sull’app di Uber.
I numeri della giornata sono pesanti: il tonfo ha bruciato circa 6 miliardi di dollari di capitalizzazione in poche ore. Secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da Bloomberg e Reuters, Waymo ha comunicato a Uber l’intenzione di lanciare una propria app ad Austin e ad Atlanta a gennaio 2028, quando scadrà l’accordo di esclusiva. Non è un fulmine a ciel sereno: a fine giugno le due aziende avevano già chiuso la collaborazione a Phoenix, il primo mercato in cui erano partite insieme.
Perché dovrebbe interessare a chi investe o semplicemente usa questi servizi? Perché è il primo strappo visibile di una guerra che deciderà chi incasserà i soldi della mobilità del futuro. Uber è una piattaforma: mette in contatto domanda e offerta e trattiene una commissione. Waymo, invece, possiede la tecnologia. E chi possiede la tecnologia, prima o poi, è tentato di saltare l’intermediario e parlare direttamente al cliente. Per il passeggero può voler dire più concorrenza (e forse prezzi più bassi); per Uber significa vedere il proprio partner trasformarsi in rivale.
Uber, però, non resta a mani vuote. Negli ultimi mesi ha costruito un vero e proprio arsenale di alleanze nell’auto autonoma: un investimento da 1,25 miliardi di dollari in Rivian per schierare fino a 50.000 robotaxi, accordi con Nvidia e con Lucid–Nuro per decine di migliaia di veicoli, oltre a Zoox di Amazon e alla cinese Pony.ai. La logica è chiara: non dipendere da un solo fornitore, soprattutto se quel fornitore è la stessa Alphabet che sta investendo miliardi nell’intelligenza artificiale e ha le risorse per fare da sola.
Qui serve però la solita dose di prudenza. La rottura non è immediata: si parla del 2028, e nel frattempo i robotaxi Waymo resteranno sull’app di Uber, che conta oltre 50 milioni di abbonati al programma Uber One. La minaccia è reale ma diluita nel tempo, e il mercato ha reagito d’istinto a un’indiscrezione di stampa, non a un divorzio già firmato. È lo stesso copione visto in altri settori, dove un incumbent viene sfidato da un nuovo entrante tecnologico: pensiamo alla pressione che Starlink sta esercitando sugli operatori via cavo.
La lezione per il piccolo investitore è semplice: quando il tuo partner più importante è anche il tuo potenziale concorrente, la dipendenza diventa un rischio da mettere a bilancio. La cosa da guardare adesso non è il ribasso di un giorno, ma come Uber riempirà il vuoto lasciato da Waymo con gli altri partner — e se la corsa al robotaxi si trasformerà davvero in una guerra dei prezzi. Per chi sale in auto, potrebbe persino essere una buona notizia.
