Charter perde 172.000 clienti internet in un trimestre: la minaccia si chiama Starlink
Il colosso Usa della banda larga (marchio Spectrum) ha perso 172.000 abbonati internet in tre mesi, mentre il satellite di SpaceX avanza. Il titolo è giù del 64% in un anno: cosa insegna a chi investe.
Foto: Brett Sayles / Pexels
Come arriva internet a casa tua sta cambiando, e a Wall Street qualcuno lo sta già pagando caro. Charter Communications, uno dei più grandi operatori di banda larga degli Stati Uniti (il marchio commerciale è Spectrum), ha comunicato di aver perso 172.000 clienti internet in un solo trimestre: molti di più dei circa 116.000 persi nello stesso periodo dell’anno prima. Per un’azienda che sull’accesso a internet ha costruito il suo impero, è un campanello d’allarme che il mercato ha sentito benissimo.
I conti del secondo trimestre 2026 raccontano un’azienda a due velocità. I ricavi totali sono scesi dell’1,7% a 13,5 miliardi di dollari, con la voce internet in calo da 5,96 a 5,77 miliardi. Il parco clienti della banda larga è sceso a 29,4 milioni. In controtendenza il mobile, l’unico vero motore di crescita: 406.000 nuove linee aggiunte, per un totale di 12,5 milioni (+15,5% su base annua). Anche la TV via cavo ha rallentato l’emorragia, con “solo” 21.000 disdette contro le decine di migliaia dei trimestri passati.
Perché conta per chi investe (e per chi paga una bolletta)? Perché stiamo assistendo alla lenta erosione di un fossato che sembrava invincibile. Per anni il cavo è stato di fatto un monopolio locale: se volevi internet veloce, chiamavi loro. Oggi il cliente ha alternative concrete: la fibra dei rivali, l’internet casalingo via 5G degli operatori mobili e, sempre più, il satellite. Più concorrenza significa più scelta e pressione sui prezzi per il consumatore, ma anche margini sotto attacco per chi prima incassava senza sforzo. La lezione per il piccolo investitore è vecchia come il mercato: nessuna rendita di posizione dura per sempre.
Il nome che spaventa di più si chiama Starlink, la costellazione di satelliti di SpaceX che porta la connessione anche dove il cavo non arriva. Non a caso, la parte più interessante della conference call non ha riguardato i numeri ma proprio i rumor di una possibile intesa tra Charter e Starlink, che l’amministratore delegato Chris Winfrey ha ridimensionato. Sullo stesso protagonista, SpaceX, abbiamo raccontato le montagne russe del debutto in Borsa nella nostra analisi sull’IPO e sul rischio lockup: lo stesso soggetto che agita i sonni dei giganti del cavo.
Attenzione però a non leggere solo il lato drammatico. Nella seduta di venerdì il titolo è arrivato a perdere quasi l’11%, toccando un nuovo minimo delle ultime 52 settimane sotto i 113 dollari, salvo poi recuperare quasi tutto e chiudere in calo di appena l’1% circa. L’utile per azione ha addirittura battuto le stime, il mobile cresce e a breve dovrebbe chiudersi la maxi-fusione da circa 34 miliardi di dollari con Cox Communications, che ridisegnerà i confini del settore. Il vero problema è un altro: chi ha comprato un anno fa oggi vede il titolo giù di circa il 64%, partito da oltre 400 dollari.
Il punto da tenere d’occhio non è il singolo trimestre, ma la direzione. Charter deve dimostrare che la crescita nel mobile e le sinergie della fusione bastano a compensare la fuga dei clienti internet. Per chi guarda da fuori, resta il promemoria più utile: quando un business “da bolletta” inizia a perdere clienti verso tecnologie nuove, il fossato può prosciugarsi molto più in fretta di quanto sembri.
FontiBroadband BreakfastStockTitan (comunicato Charter Q2 2026)BenzingaLight Reading
