Sharpie e Yankee Candle: il titolo vola del 39% (ma metà utile è un regalo)
Newell Brands, il gruppo di Sharpie, Yankee Candle e Coleman, torna a crescere e in Borsa esplode. Ma quasi tutta la sorpresa arriva da una posta straordinaria e da uno short squeeze.
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C’è una buona probabilità che a casa tua ci sia almeno un prodotto di Newell Brands: le candele Yankee Candle, i pennarelli Sharpie, un thermos Coleman o una pentola lenta Crock-Pot. Venerdì il gruppo che possiede questi marchi ha fatto qualcosa che non gli riusciva da tempo: entusiasmare Wall Street. Il titolo è arrivato a guadagnare fino al 39% in una sola seduta, prima di chiudere in rialzo attorno al 15%.
I conti del secondo trimestre spiegano l’euforia. I ricavi sono saliti del 3% a 1,99 miliardi di dollari e le vendite “core” del 2,3%: è la prima crescita in oltre quattro anni. Il mercato americano, il più importante per l’azienda, è cresciuto di circa il 5%, il primo segno più dai tempi della pandemia. L’utile rettificato è stato di 0,42 dollari per azione, più del doppio dei 0,20 attesi dagli analisti, con il margine lordo salito al 40,7% dal 35,4%. E l’azienda ha alzato le stime per l’intero anno.
Qui però conviene leggere oltre il titolo. Buona parte della sorpresa non arriva dagli scaffali, ma dalla contabilità: nel trimestre sono confluiti circa 126 milioni di dollari di recuperi legati ai dazi, pari a circa 0,21 dollari per azione. In pratica, quasi tutto il “beat” rispetto alle attese è frutto di una posta straordinaria e non ripetibile. Per chi investe è la differenza tra un miglioramento strutturale e un colpo di fortuna una tantum: il primo fa salire il valore di un’azienda, il secondo gonfia solo un trimestre.
C’è un secondo motore dietro quel +39% intraday, ed è tecnico. Newell era uno dei titoli più “shortati” del listino, con posizioni ribassiste pari al 21,65% del flottante. Quando i conti hanno battuto le stime, chi scommetteva sul ribasso è stato costretto a ricomprare in fretta, alimentando uno short squeeze che ha amplificato il rialzo ben oltre quanto giustificato dai fondamentali. È la stessa lezione vista con Ford, volata in Borsa nonostante un buco da 1,3 miliardi nei conti: il movimento di giornata racconta spesso il posizionamento, non il valore.
Il quadro di fondo invita alla prudenza. Newell resta un’azienda in piena ristrutturazione, con 5 miliardi di dollari di debito a fronte di appena 209 milioni di cassa, e un titolo che nonostante il balzo vale ancora poco più di 5 dollari. Un solo trimestre di crescita non cancella anni di ricavi in calo, marchi da rilanciare e margini da difendere. Vale lo stesso ragionamento fatto per Starbucks, tornata a correre ma con un titolo che resta caro: il turnaround è una maratona, non uno scatto.
Cosa guardare adesso: se nei prossimi trimestri la crescita delle vendite regge anche senza l’aiuto dei recuperi straordinari, e se i margini restano ai nuovi livelli, allora la svolta sarà credibile. Fino a quel momento, il +39% di un venerdì dice più sulla corsa a ricoprire gli scoperti che sulla salute duratura dei marchi che teniamo in cucina.
