Google -7% con il Cloud a +103%: perché la scossa arriva anche nel tuo PAC
Ricavi +25% e Cloud più che raddoppiato, ma utile sotto le attese e pubblicità in frenata: perché il tonfo di Alphabet finisce dritto negli ETF e nei fondi pensione di molti risparmiatori italiani.

Alphabet, la casa madre di Google, ha chiuso un trimestre da record sui ricavi. E il titolo è crollato lo stesso. Mercoledì 28 ottobre, a Wall Street chiusa, il gruppo ha pubblicato i conti del terzo trimestre 2026. Ricavi a 127,6 miliardi di dollari, in crescita del 25% su base annua.
Eppure le azioni hanno perso circa il 7% subito dopo la diffusione dei numeri. Alcune rilevazioni segnalano cali fino al 9%. Un rovescio pesante per una delle società più grandi del pianeta. E un segnale chiaro: ai giganti dell’AI il mercato non perdona più nulla.
Il motivo sta nella riga dell’utile. L’utile per azione GAAP si è fermato a 2,12 dollari, contro i 3,01 attesi dagli analisti. Un buco di circa il 28%, dovuto in parte a perdite su investimenti azionari. Ma anche l’utile rettificato è rimasto sotto le stime, secondo CNBC.
Perché dovrebbe interessarti, se non hai mai comprato un’azione Google? Perché Alphabet è tra i titoli a maggior peso negli ETF su S&P 500, Nasdaq 100 e MSCI World. Quelli che molti risparmiatori italiani hanno nel PAC o nel fondo pensione. Un -7% in una seduta si vede subito nella quota.
Google Cloud vola a +103%, ma Wall Street guarda la pubblicità
Il paradosso è tutto qui. Google Cloud ha messo a segno il trimestre di crescita più forte della sua storia. Ricavi a 30,7 miliardi di dollari, più che raddoppiati rispetto a un anno prima: +103%. A spingere sono l’infrastruttura per l’intelligenza artificiale e le vendite dei sistemi TPU, i chip progettati in casa.
Per capirsi: Google non vende solo annunci. Affitta potenza di calcolo alle aziende che addestrano modelli di AI, e la domanda resta fortissima. Lo stesso segnale era arrivato dalla trimestrale di Corning, con la fibra per i data center a trainare i conti.
Il problema è l’altra metà dell’impero. Il segmento pubblicitario, cioè la ricerca e gli annunci collegati, ha fatturato 82,01 miliardi di dollari. Le attese, secondo Yahoo Finance, erano a 83,5 miliardi. Una differenza piccola in percentuale, ma pesante nel significato.
La pubblicità è la macchina che da vent’anni paga tutto il resto, Cloud compreso. Se la ricerca rallenta mentre gli investimenti in AI esplodono, i margini si assottigliano. È questo il timore che ha mosso le vendite, più del dato contabile sull’utile.
C’è anche una lettura più fredda. Il calo dell’utile GAAP dipende in parte da perdite su partecipazioni azionarie. È un effetto di bilancio, non una crisi del business. Ma gli investitori hanno guardato l’utile rettificato, anch’esso sotto le attese. E hanno votato con il mouse.
Il dato dei tredici trimestri consecutivi di crescita a doppia cifra racconta un’azienda in ottima salute. Ma a Wall Street conta il confronto con le aspettative, non il valore assoluto. Quando il consensus è alto, anche un trimestre eccellente può trasformarsi in una punizione.
Alphabet nel tuo PAC: la scossa che senti senza aver comprato Google
Qui la storia smette di riguardare solo Mountain View. Alphabet pesa tanto negli indici globali che un suo tonfo si trasferisce su chi ha un ETF sull’S&P 500 o sull’MSCI World. Nessuno ti chiede il permesso: la quota del fondo scende, e basta.
Lo stesso vale per il fondo pensione, se investe su linee azionarie internazionali. Molti lavoratori italiani hanno Google in portafoglio senza saperlo. Il calo di un giorno non cambia un piano decennale. Ma spiega perché il valore può oscillare anche in una giornata tranquilla a Milano.
L’onda ha toccato anche l’Europa. Le vendite sui tecnologici USA dopo i conti di Alphabet hanno pesato sui futures europei. A Piazza Affari hanno sofferto i titoli con esposizione ai data center e all’intelligenza artificiale. Nessun legame diretto, ma lo stesso vento.
Il nodo vero è quanto costa la corsa all’AI. Alphabet spende miliardi in chip e data center per alimentare il Cloud. Anche IBM e la sua spesa in AI sono finite sotto lo stesso esame. È la domanda che il mercato rivolge ora a Google: quando arrivano i ritorni?
Chi ha seguito altre stagioni di trimestrali sa una cosa. Le reazioni dei giganti tech nelle ore dopo i conti sono spesso violente. E altrettanto spesso si invertono nei giorni successivi. Inseguire un -7% a caldo, in un verso o nell’altro, è il modo più rapido per sbagliare il momento.
Cosa guardare adesso. Primo: le indicazioni di Alphabet sugli investimenti 2027 e la guidance sul quarto trimestre. Secondo: i risultati di Amazon e Apple, attesi nei prossimi giorni. Diranno se il mercato sta rivalutando l’intero comparto AI o se sta punendo solo Google.
Il Cloud a +103% dice che la domanda di infrastruttura AI resta solida. La pubblicità sotto le attese dice che il motore storico fatica. Il mercato, per ora, ha scelto di credere al secondo messaggio. Prima di reagire a un titolo in rosso, conviene leggere i numeri fino in fondo: spesso raccontano una storia diversa dalla seduta.
FontiAlphabet Inc. – Form 8-K (SEC, comunicato ufficiale)CNBC Investing ClubYahoo FinanceYahoo Finance (Singapore)
