Anthropic dà 48 miliardi ai lavoratori colpiti dall’AI: chi paga davvero prima della IPO
Il 5% delle azioni finisce in un fondo per chi perde il lavoro a causa dell'intelligenza artificiale. Ma la mossa arriva a poche settimane dalla quotazione e il conto, alla fine, potrebbe toccare anche i futuri azionisti.

Anthropic ha annunciato domenica 18 ottobre la nascita di un nuovo “Public Benefit Fund”. Dentro ci finirà il 5% delle azioni della società. Ai valori dell’ultimo round, parliamo di circa 48 miliardi di dollari. Una cifra che da sola vale più di molte big di Piazza Affari messe insieme.
Il tempismo non è casuale. L’annuncio arriva a poche settimane da una IPO che si preannuncia tra le più grandi di sempre. E mentre cresce il dibattito su quanti posti di lavoro l’intelligenza artificiale cancellerà nei prossimi anni.
Perché dovrebbe interessarti? Perché molti risparmiatori italiani sono già esposti al tema con ETF tech e fondi sull’AI. E perché quel 5% non è un regalo che cade dal cielo: qualcuno, alla fine, lo paga. Capire chi è il primo passo per valutare il titolo quando arriverà in Borsa.
Vale la pena guardare il meccanismo da vicino. Perché il conto, come spesso accade in finanza, lo si vede solo leggendo le righe piccole. E qui le righe piccole non sono ancora tutte scritte.
Come funziona il fondo di Anthropic
Il punto di partenza è semplice: il 5% delle azioni di Anthropic viene destinato a una struttura dedicata al fondo. Non è ancora cosa fatta. L’operazione deve passare dall’approvazione degli azionisti, che potrebbero chiedere modifiche o garanzie.
C’è poi una clausola che rende tutto più interessante. Il consiglio potrà aggiungere altri 2 punti percentuali di azioni per ogni aumento del 50% del valore della società. La soglia di partenza, però, non è stata resa nota. Più cresce Anthropic, più il fondo si allarga.
A cosa serviranno quei soldi? Il fondo potrà sostenere donazioni a enti no profit e distribuzioni dirette a specifiche categorie di persone. Soprattutto, finanzierà programmi per affrontare l’impatto dell’AI sui lavoratori. È la prima volta che un gigante del settore mette nero su bianco una redistribuzione di questa portata.
Un paletto è già fissato: nessuna delle azioni detenute dalla struttura del fondo potrà essere usata per attività di lobbying o donazioni politiche. Né negli Stati Uniti né all’estero. Un modo per evitare che il fondo diventi uno strumento di influenza anziché di sostegno.
Il contesto spiega le cifre. Anthropic ha chiuso un round Serie H da 65 miliardi raccolti, raggiungendo una valutazione di 965 miliardi di dollari. Ha così superato OpenAI come startup più valutata al mondo. Il 5% di quella cifra fa circa 48 miliardi.
E se l’IPO arrivasse davvero a valutazioni fino a 2.000 miliardi, come si attende, il fondo varrebbe molto di più. Senza contare i 2 punti extra previsti a ogni scatto del 50%. I numeri, insomma, possono crescere in fretta.
Cosa cambia per chi punterà sull’IPO di Anthropic
Qui arriva la domanda che conta per chi investe. Le azioni destinate al fondo saranno di nuova emissione o già esistenti? Non è ancora chiaro. E la differenza non è un dettaglio da addetti ai lavori.
Se le azioni sono nuove, scatta la diluizione. In parole semplici: la torta viene divisa in più fette e la fetta di ogni azionista si restringe. Un 5% è una fetta grossa. Chi comprerà in IPO deve metterla in conto fin dal primo giorno.
La clausola dei 2 punti aggiuntivi rende il quadro ancora più delicato. Ogni volta che il valore della società cresce del 50%, il fondo può ricevere altre azioni. Tradotto: più il titolo sale, più la quota degli altri soci rischia di assottigliarsi.
C’è anche una lettura meno romantica, e va detta. La mossa arriva a ridosso del debutto in Borsa, mentre le critiche sull’impatto dell’AI sul lavoro si fanno sempre più forti. Può essere letta anche come un’operazione di immagine. Non significa che sia finta: significa che va valutata con la testa fredda.
E per chi ha già un ETF tecnologico o un fondo sull’AI? Oggi Anthropic non è quotata, quindi non è ancora nel tuo portafoglio. Dopo la quotazione potrebbe entrare negli indici e quindi nei fondi che li replicano. Vale la pena seguire l’attesa per i grandi debutti tech al Nasdaq, perché il meccanismo è lo stesso.
La lezione pro-utente è quella di sempre. Le IPO più attese sono anche quelle con più entusiasmo intorno. E l’entusiasmo, in Borsa, si paga caro al primo giorno di contrattazioni. Chi compra sul picco dell’hype spesso scopre il prezzo vero solo settimane dopo.
Nelle prossime settimane ci sono tre cose da tenere d’occhio. Primo: il voto degli azionisti sul piano. Secondo: la pubblicazione delle regole di governance del fondo prima dell’IPO. Terzo: la soglia di valutazione da cui scatta la clausola dei 2 punti. Fino a quando questi dettagli mancano, ogni stima sul valore reale per i futuri azionisti resta un esercizio di ipotesi.
FontiCNBCReuters (via Yahoo Finance)Bloomberg (via Yahoo Finance)Yahoo Finance
