GameStop, profitto quasi raddoppiato ma le vendite crollano: il vero motore è eBay
Il retailer del gaming segna l'utile operativo più alto di sempre per un secondo trimestre, ma quasi metà dell'utile netto arriva da una scommessa finanziaria su eBay, non dai negozi. Ecco cosa dicono davvero i conti.
Foto: Daniel J. Schwarz / Pexels
Chi è cresciuto entrando in un negozio GameStop per comprare un videogioco usato conosce bene il marchio, diventato leggenda nel 2021 come regina delle “meme stock”. Martedì la società ha pubblicato i conti del secondo trimestre fiscale (chiuso il 1° agosto) e a prima vista sembrano un trionfo: utile netto di 298,7 milioni di dollari, quasi il doppio dei 168,6 milioni di un anno prima, pari a 0,51 dollari per azione contro 0,31. Ma sotto il titolo si nasconde una storia molto diversa da quella di un negozio che vende più videogiochi.
I numeri operativi lo raccontano bene. I ricavi sono scesi a 790,2 milioni di dollari, dai 972,2 milioni dello stesso trimestre 2025: un calo di circa il 19%. La società lo attribuisce all’assenza dell’effetto lancio del Nintendo Switch 2 dell’anno prima, alla chiusura programmata di punti vendita e alla cessione delle attività in Francia. In compenso l’utile operativo è salito a 160,2 milioni, il più alto di sempre per un secondo trimestre, e GameStop ha alzato la guidance sull’EBITDA rettificato per l’intero 2026 a oltre 650 milioni.
Ecco il punto che conta per chi investe: buona parte del boom dell’utile non viene dai negozi. Circa 238 milioni di dollari di guadagni netti derivano dalla partecipazione in eBay — GameStop deteneva a inizio agosto circa 43,4 milioni di azioni eBay per un valore di quasi 4,95 miliardi — parzialmente compensati da circa 75 milioni di perdite su asset digitali. In pratica, quasi metà dell’utile netto arriva da una scommessa finanziaria, non dall’attività caratteristica. È la stessa lezione che abbiamo visto con altri conti “che battono le stime” ma nascondono un dettaglio: vale la pena leggere sempre da dove arrivano i soldi, come nel caso di Lululemon.
C’è però un segnale genuino nel business. Le vendite di collezionabili — carte, gadget, action figure — sono cresciute del 57% a 356,3 milioni e ora pesano per il 45,1% dei ricavi totali. GameStop sta di fatto trasformandosi da rivenditore di console e giochi usati a negozio di articoli da collezione con una gigantesca cassaforte finanziaria: liquidità e titoli valgono circa 5,05 miliardi, anche se in netto calo dagli 8,69 miliardi di un anno fa, in parte per l’acquisto delle azioni eBay e per il rimborso in contanti sul debito convertibile.
La prudenza resta d’obbligo. I ricavi del core business calano da diversi anni, e un utile gonfiato da plusvalenze finanziarie è per sua natura volatile: se domani eBay scendesse in Borsa, quella stessa voce diventerebbe una perdita. Il titolo, va ricordato, resta sotto di circa l’8% da inizio 2026 mentre l’S&P 500 è salito intorno al 12%, e la capitalizzazione di oltre 8 miliardi poggia in buona parte sulla cassa e sull’entusiasmo dei piccoli trader — lo stesso pubblico che alimenta fenomeni come le scommesse in Borsa.
Cosa guardare adesso: non il titolone sull’utile record, ma le voci “noiose” — vendite del core business, margini, cassa e quanto pesa la scommessa eBay. Un conto migliorato grazie alla finanza non è la stessa cosa di un business che torna a crescere. E per un marchio amato ma in trasformazione, è proprio lì che si capisce se la svolta è reale.
FontiGameStop Corp. (comunicato ufficiale IR)AP via WTOPYahoo Finance
