GoPro vola fino al 78% grazie a uno youtuber (ma il cerino resta a chi arriva tardi)
Markiplier, creator da 39 milioni di iscritti, diventa il primo azionista di GoPro con una quota da 10 milioni di dollari. Il titolo esplode, ma i conti raccontano tutt'altra storia.
Foto: Luis Quintero / Pexels
Se hai mai filmato una discesa in bici o un tuffo, probabilmente lo hai fatto con una GoPro. Eppure il marchio delle action camera, ridotto ormai a un micro-titolo da pochi centesimi, in due sedute è tornato al centro di Wall Street per un motivo che con le vendite non c’entra nulla: uno youtuber. Dopo che Mark Fischbach, noto online come Markiplier, si è rivelato il primo azionista della società, le azioni sono schizzate di quasi il 46% lunedì e hanno accelerato ancora martedì, arrivando a guadagnare fino al 78% e superando in un momento perfino il +100% nel pre-mercato.
I fatti, verificati sui documenti ufficiali, sono questi: in un modulo Schedule 13G depositato alla SEC il 20 agosto, Fischbach risulta detenere 13,5 milioni di azioni di classe A, pari all’8,5% della categoria, quota che lo colloca davanti perfino a BlackRock (6,4%). Al prezzo di fine agosto quella partecipazione valeva circa 8-10 milioni di dollari. Una cifra minuscola, se si pensa che GoPro capitalizza oggi appena 133 milioni di dollari, contro gli oltre 11 miliardi toccati nel 2014, quando il titolo viaggiava sopra i 90 dollari.
Ed è qui il punto che conta per te. Un pacchetto da una decina di milioni di dollari non cambia di una virgola i fondamentali di un’azienda: a muovere il prezzo è stata la notorietà di un creator con quasi 39 milioni di iscritti su YouTube, che ha definito il titolo «sottovalutato» e ha detto di voler sostenere un cinema più accessibile. È la meccanica classica del sentiment: quando entra in scena un nome amato dal pubblico, la folla compra l’entusiasmo, non i bilanci.
Il copione, del resto, l’abbiamo già visto. GoPro era finita nel mirino dei trader di Reddit già nel luglio 2025, con un balzo del 73% in un solo giorno, salvo poi raffreddarsi. È lo stesso meccanismo che alimenta le grandi meme stock: titoli dai fondamentali fragili che si accendono su una scintilla social. Un dinamica che abbiamo raccontato di recente parlando del caso GameStop, dove il rally di Borsa conviveva con vendite in picchiata.
Perché serve prudenza? Perché dietro l’euforia i numeri sono impietosi. GoPro accumula da quattro anni ricavi in calo, nel secondo trimestre ha perso circa 51 milioni di dollari, e la stessa società ha ammesso di avere «dubbi sostanziali» sulla capacità di sopravvivere un altro anno. Il Nasdaq l’ha avvertita di non rispettare i requisiti di quotazione, il consiglio sta valutando una possibile vendita, e sul fronte prodotto colossi come Sony e Garmin la surclassano per scala e ricerca. Chi compra ai massimi di giornata su questi presupposti sta scommettendo sull’entusiasmo, non sull’azienda.
Cosa guardare adesso: al di là delle buone intenzioni dichiarate, Markiplier non ha presentato alcun piano operativo per raddrizzare i conti. Finché la storia resta quella di un endorsement e non di una svolta industriale, il rischio è che, spenti i riflettori, il prezzo torni a fare i conti con i fondamentali. E in quel momento il cerino resta in mano a chi è entrato per ultimo, sull’onda dell’hype.
